GELA, IL BROKER ACCIARO COLPEVOLE! CASSAZIONE RICONFERMA

L’assegno carta straccia emesso dal broker ex Allianz-Lloyd Adriatico Acciaro Vincenzo a garanzia dei soldi investiti dal maestro Timpanelli. Una truffa in piena regola condita con droga e simulazione di reati a danni del maestro per liberarsi del debito ( assegno firmato da Acciaro Vincenzo)

Il miserabile tentativo del broker gelese Acciaro Vincenzo, condannato in via definitiva ma senza carcere per intervenuta prescrizione, è stato quello di ricorrere contro la Cassazione che lo aveva già condannato nel Maggio scorso, inventandosi errori da parte dei giudici. Un comportamento vigliacco quello dell’imputato Acciaro che nasconde, invece, il timore che la parte offesa Domenico Timpanelli, faccia partire una imminente richiesta di risarcimento danni per i reati commessi da Acciaro. Durante la notte del 27 Aprile 2012, tra il criminale Biagio Tribulato ed il mandante della droga Acciaro Vincenzo, vi furono circa 30 telefonate e due SMS anche quando di notte Tribulato portava la droga fino alla vettura dell’ignaro maestro, parcheggiata nelle immediate vicinanze della sua abitazione. Per tutta la notte, telefonicamente, Acciaro gestì ogni movimento del lentinese Biagio Tribulato, portandolo fino innanzi il palazzo ove viveva Timpanelli. Quel pacco di droga, utilizzato per incastrare il maestro di Gela, pagato e commissionato dal broker Acciaro Vincenzo ed in mano a Biagio Tribulato, era il mezzo che doveva azzittire Domenico Timpanelli dal continuare a chiedere ad Acciaro, la restituzione delle proprie 250.000 euro che il maestro aveva investito presso il broker e che Acciaro aveva fatto sparire, truffando Timpanelli. Benché Acciaro, quella notte, si creò un alibi, recandosi a Ragusa, le telefonate, le celle telefoniche e gli spostamenti agganciati da alcune telecamere, permisero di ricostruire elementi accusatori, sia a carico di Biagio Tribulato, oggi recluso in carcere, che di Acciaro Vincenzo il quale non ha mai saputo spiegare il perché di quelle continue telefonate durante tutta la notte tra lui ed il criminale assoldato vicino alla mafia dei Cappello-Carateddi di Catania. Sappiamo che alle 3,05 di quella notte, Tribulato era innanzi la vettura del maestro Timpanelli e che fatto il lavoro sporco, ripartì da Gela per tornare verso Lentini.

Quello che ancora invece le Procure non hanno chiarito, sono gli ambigui e strani rapporti tra i due condannati Tribulato ed Acciaro, con il capitano della GdF Paolo Salemi. Non solo i tre si erano precedentemente riuniti al bar dell’orologio di Avola per concordare azioni contro il maestro Timpanelli, ma il criminale Biagio Tribulato, mentre trasportava la droga a Gela, si era sentito telefonicamente almeno 12 volte anche con l’ufficiale GdF Paolo Salemi. Cosa si siano detti per tutta la notte il criminale ed il finanziere non è chiaro ma una volta che la droga arrivò a Gela, il capitano GdF Paolo Salemi fece scattare il blitz contro l’ignaro maestro Timpanelli. 12 telefonate tra il criminale ed il finanziere, anche quando l’ufficiale era impegnato nella farlocca operazione anti droga contro il maestro. Ambigue anche le modalità del presunto ritrovamento del pacchetto di droga dietro la ruota esterna sinistra della Peugeot del maestro Timpanelli: il cane che non abbaiò mai e non diede segni di agitazione, la perquisizione ripetuta due volte, prima in strada e poi obbligando Timpanelli a spostare la sua vettura in un parcheggio attiguo. Inoltre, la droga saltata fuori, solo a perquisizione finita e mentre Timpanelli si trovava di spalle assieme al suo avvocato e molti finanzieri si erano allontanati dalla vettura. Infine il passaruota da cui sarebbe stata estratta la droga che non presentava segni di effrazione e la droga estratta da dietro la ruota esterna della Peugeot, senza l’utilizzo di un crick per alzare la vettura. Tra i fatti raccapriccianti, quello che alcuni finanzieri non videro mai chi avrebbe trovato il pacchetto di droga e tra questi i marescialli Minardi e Messina. L’indagato capitano Salemi invece sostiene che lo avrebbe estratto l’appuntato Cuffaro, morto d’infarto pochi giorni dopo mentre il maresciallo Iudici sostiene che il pacchetto di droga lo ha visto estrarre all’appuntato Iudici. Scandaloso infine che il finanziere Salemi, benché il maestro Timpanelli e sua madre avessero chiesto disperatamente di prendere le impronte digitali sul pacchetto di droga, il predetto finanziere abbia fatto sparire l’involucro che conteneva le predette impronte e quindi nascosto prove importanti. “Ho recentemente conosciuto il finanziere Zuppardo anche lui vittima tra il 2012 ed il 2013 di altri finanzieri che operavano all’interno di quella caserma di Gela” sostiene il maestro Timpanelli. “Sicuramente c’è stata una gestione fallimentare di alcune inchieste, la mia in primis, ma a pagare gli insuccessi di quei finanzieri, siamo stati noi INNOCENTI DI GELA e non chi con la propria incompetenza ha distrutto vite di gente onesta” Chi vuole ascoltare le dichiarazioni fatte in Trubunale dei finanzieri sopra citati, questa testata propone un documento esclusivo, registrato in Tribunale a Gela. Ascoltando bene la registrazione viene fuori un quadro desolante a cui, ad una vittima innocente, venne imposta la maschera dello spacciatore.

GELA: VINCENZO ACCIARO, TRA DROGA E CASSAZIONE

IL 5 MAGGIO SCORSO LA SESTA SEZIONE DELLA CORTE DI CASSAZIONE AVEVA SANCITO LA COLPEVOLEZZA DEL BROKER GELESE VINCENZO ACCIARO CONFERMANDO LA CONDANNA EMESSA DAL TRIBUNALE DI GELA A 4 ANNI DI RECLUSIONE MA SENZA CARCERE PER  SOPRAGIUNTA PRESCRIZIONE DEI REATI. SECONDO ACCIARO ED IL SUO DIFENSORE FERRARA, CHE PRESENTANO ULTERIORE RICORSO A ROMA, SIA I GIUDICI DI GELA CHE QUELLI ROMANI HANNO SBAGLIATO. SI OPPONGONO ALLE MOTIVAZIONI DEL RICORSO DI ACCIARO SIA LA PARTE OFFESA, TIMPANELLI DOMENICO CON L’AVV. VINCENZO RICOTTA CHE LA PROCURA GENERALE DI CALTANISSETTA: UDIENZA FISSATA PER IL 14 OTTOBRE.

Secondo i Magistrati, il gelese Acciaro Vincenzo è l’organizzatore dell’ormai noto « COMPLOTTO DI GELA« . Fu Vincenzo Acciaro ad avere assoldato il lentinese Biagio Tribulato, criminale vicino alla mafia di Catania oggi in carcere a Caltagirone, per simulare contro il maestro Domenico Timpanelli il reato di droga ed al fine liberarsi di un debito. “Acciaro utilizzò la propria posizione di broker finanziario ed il marchio Allianz della sua agenzia per attirarmi in trappola” dichiara Timpanelli. “Fece sparire le mie 250 mila euro che gli avevo consegnato in 5 assegni circolari da 50 mila euro ciascuno, mi truffò e si appropriò dei miei soldi in 10 anni mai restituiti. Quando li reclamai, organizzò contro di me, simulazioni di reati gravissimi potendo contare su spalleggiatori vicino alla mafia e su soggetti corrotti provenienti da una zona « grigia » che furono ambigui e disonesti. Una vicenda che dura circa un decennio e sulla quale, la vittima Domenico Timpanelli, ha tutte le intenzioni di procedere ancora per tanti anni fino almeno alla restituzione dei soldi che gli sono stati truffati da Acciaro. “Anche se l’udienza sarà a porte chiuse, io sarò a Roma dietro quella porta perché voglio credere che anche in questa vita, ci sia almeno un po’ di verità che in questa storia molti hanno nascosto e mortificato”.  Va inoltre segnalato che l’avvocato Ferrara, dopo la conferma di condanna ad Acciaro, il 5 Maggio scorso, dichiarava alla stampa che il suo assistito non era condannato ma, nel ricorso che oggi lo stesso avvocato presenta in Cassazione, il predetto scrive testualmente:  “È necessario puntualizzare che la dichiarazione di estinzione del reato per intervenuta prescrizione, presuppone un giudizio positivo di responsabilità in capo ad Acciaro, fatto che questo rende la situazione del tutto equiparata ad una pronuncia di condanna”. Così l’avv. Ferrara, difensore di Acciaro che dopo la condanna in Cassazione, si scagliò contro Rete Chiara e contro il Quotidiano di Gela minacciando querele, poiché a suo dire non si trattava di condanna. Lo stesso Quotidiano di Gela, cancellò il primo articolo che riportava il titolo di condanna ad Acciaro per poi pubblicarne una nuova notizia dal titolo « Caso Timpanelli, difesa Acciaro: “Non è condanna, se necessario ricorso a Corte EuropeaE pertanto se non fosse stata condanna non si capiva perché nello stesso titolo l’avvocato ne sollecitava un ricorso. “I magistrati non hanno certo fatto l’applauso ad Acciaro; lo hanno invece condannato dovendo purtroppo dichiarare prescritto il reato penale ma non quello civile” sostiene Timpanelli. “Vedremo adesso cosa dirà il 14 Ottobre la stessa Cassazione ma il processo penale contro Acciaro ha avuto tre gradi di giudizio e non si può fare né un quarto né un quinto grado. Credo e mi auguro che i magistrati romani dichiarino illegittimo il ricorso di Acciaro confermando ciò che la stessa Cassazione ha sancito il 5 Maggio scorso. Ciò, nel rispetto della legge e delle stesse recenti sentenze della Cassazione che in casi simili hanno dichiarato la nullità di un qualunque ricorso che non fa altro che reiterare le stesse cose dette in Cassazione durante la precedente udienza. ”. Nell’attesa quindi della decisione, del 14 Ottobre, questa testata ripropone l’intervista di Maggio scorso alla vittima, avvenuta dopo la condanna del broker finanziario Acciaro Vincenzo. Certamente, anche i magistrati romani non inviarono applausi ad Acciaro, né plausi ai delinquenti che lo hanno sostenuto nella commissione dei suoi gravi reati.

In video, Domenico Timpanelli mentre mostra alla stampa il gesto sguaiato di « bingo e vittoria » posto in essere da uno dei finanzieri che si compiaceva per l’arresto del maestro innocente. Pochi giorni dopo il finanziere Bingo moriva d’infarto

GELA, DA DETENUTO A RICERCATORE UNIVERSITARIO

PER UNA VOLTA NELLA VITA, STIPENDIO DA MINISTRO MA ANCHE DOTTORATO DI RICERCA “POST LAUREAM” IN UNIVERSITÀ STATALE DELLA SPAGNA E TESI SUL BILINGUISMO INFANTILE CON L’ISTITUTO DI FILOLOGIA INGLESE. PER IL MAESTRO INNOCENTE DOMENICO TIMPANELLI, VITTIMA DI CRIMINALI ED INCOMPETENTI, UN NUOVO PERCORSO DA RICERCATORE ED UN INVESTIMENTO NEL TURISMO ESTERO

Ha superato l’esame del suo progetto dottorale, ottenendo dal Governo Spagnolo anche l’equipollenza della sua laurea in Lingue e Letterature Straniere, conseguita anni fa, a Palermo. E così il maestro Timpanelli, che fu vittima nel 2012 di un gravissimo errore giudiziario, lascia la Scuola “Enrico Mattei” di Gela per l’inaugurazione del prossimo anno accademico e si trasferisce a Madrid. “Non ho rimpianti e rimango per tutti il maestro Domenico, quello che ha saputo reagire contro criminali e corrotti”. Quanto accaduto a Gela in quell’anno, furono fatti gravissimi il cui movente erano 250.000 euro che il maestro Timpanelli aveva investito presso il promoter gelese Acciaro Vincenzo, condannato a 4 anni di reclusione dal Tribunale di Gela, condanna poi confermata in Cassazione a Roma ma penalmente inapplicabile poiché oggi il reato è prescritto. “Ho venduto tutto, anche due appartamenti e trasferito fondi verso una società estera che si occupa di turismo ed immobili di prestigio in Qatar e Canada. A Gela, solo una casa in affitto che utilizzerò per gestire futuri processi e rapporti con Scuola ed amici”. E questo mentre la cancelleria consolare dell’Ambasciata Italiana a Madrid invia al Preside della Scuola Mattei, a Gela una dichiarazione di valore che per il maestro Timpanelli rappresenta un’altra vittoria.

La Scuola italiana, infatti, continuerà ad erogare al maestro, stipendi, tredicesime e versamenti di contributi, fino ad Agosto 2024, data entro la quale Timpanelli dovrà presentare la sua ricerca dottorale innanzi ad una apposita commissione universitaria. A Gela, Timpanelli, rimpiazzato da una supplente, manterrà il suo posto d’insegnante con tutti i diritti previsti per legge a supporto degli studi di alta formazione. “Il mio sogno rimane comunque quello di dirigere un Resort della catena ANANTARA, gestiti da una grossa società thailandese ma di proprietà Qatariana. Vedremo cosa succede il prossimo anno ma una cosa è certa: a Gela ci sarò spesso e sarò l’ombra del promoter Acciaro che mi ha truffato e rubato le mie 250.000 euro, l’ombra del mafiosetto Tribulato, per adesso in carcere, mandato da Acciaro a mettere il pacchetto di droga dietro la ruota della mia auto al solo fine di aiutare Acciaro a disfarsi di me e del suo debito. Ma sarò l’ombra anche di quegli altri criminali che sotto il vestito che indossano sono sudici e che tra tutti sono i più pericolosi. Ciò fino a quanto un Giudice coraggioso, anche in un procedimento civile, non avrà la forza di scrivere in sentenza cosa veramente accadde quella notte del 27 Aprile 2012 e condannare Acciaro a pagare tutti i danni ed a restituirmi i miei soldi”. Condanna invece emessa dal Tribunale Civile del Lavoro contro la Scuola dove Timpanelli insegnava obbligata restituire al maestro, gli arretrati degli stipendi non goduti a seguito della sospensione causata da quell’ingiusto arresto. Nel 2012, dopo il complotto, al maestro venne negato l’insegnamento e fu integrato solo dopo che i Magistrati di Gela lo riconobbero innocente e vittima di simulazioni di reati a suo danno. Questo è il motivo per cui, in Settembre, Timpanelli ha percepito dalla Scuola, una busta paga di 45 mila euro ed il Ministero è stato costretto a versare contributi all’INPS in suo favore per altri 53 mila euro.

“Fui prelevato da casa e portato in carcere solo perché volevo indietro i miei soldi, quelli che per una vita, mi ero sudato e lavorato con tanti sacrifici. Non solo derubato e truffato delle mie 250 mila euro… Fui chiuso in cella da innocente, mi tolsero la mia serenità, la libertà, il lavoro, la mia reputazione di maestro e di operatore turistico e mi accusarono falsamente, oltre che di droga, di reati gravissimi. E pur di appropriarsi dei miei soldi non si fermarono innanzi a nulla perché per loro la mia vita non vale nulla; vale il dio denaro! Dopo 10 anni, i miei soldi non li ho mai più rivisti, ma Il broker gelese Vincenzo Acciaro, oggi condannato e salvato dal carcere a causa della prescrizione, dovrà ridarmi tutto indietro e pagare anche quei danni enormi per avere organizzato il complotto ed avere goduto di complici maledetti che gli diedero potere e gli permisero questo scempio”.  In ottobre 2019, durante una udienza in Tribunale, Acciaro dichiarò di essere a conoscenza che il maestro Timpanelli sarebbe stato arrestato e che tale notizia l’avrebbe appresa sia dallo stesso Tribulato, criminale amico di mafiosi del clan Cappello che dalla Guardia di Finanza, ovvero dall’ufficiale Paolo Salemi attualmente indagato.

 

	

COMPLOTTO DI GELA, CATTURATO CRIMINALE E CONDOTTO NEL CARCERE DI CALTAGIRONE

IL M.LLO RAPPOCCIO NON RISPONDE AL TELEFONO ED IL MAESTRO MANDA IN CASERMA UN UOVO DI PASQUA KINDER CON DENTRO IL MANDATO DI CATTURA. TRA IL CRIMINALE TRIBULATO ED IL M.LLO GdF REGISTRATA UNA TELEFONATA, DOPO L’OPERAZIONE-PAGLIACCIATA, TELEFONATA AVVENUTA ALLE ORE 21,00 DEL 27 APRILE 2012 PER CONGRATULARSI DELL’ARRESTO DI UN INNOCENTE

Il lentinese Biagio Tribulato, vicino al mafioso Giuseppe Coniglione del clan Cappello di Catania é stato catturato dalla squadra mobile della Polizia di Stato di Canicattì dopo che il maestro di Gela, Domenico Timpanelli, ne aveva sollecitato l’arresto presso i PM della Procura di Gela, a seguito di condanna definitiva passata in giudicato. Biagio Tribulato deve scontare 3 anni e 6 mesi di carcere per calunnia e per avere simulato a danno del maestro di Gela, Domenco Timpanelli, tracce del reato di droga, dopo avere inserito dietro il passante ruota della vettura del maestro, un pacchetto contenente circa mezzo kilo di droga. Il criminale di Lentini era stato inviato dal mandante gelese Acciaro Vincenzo, assicuratore e promoter che voleva liberarsi così di un debito di € 250.000,00 dopo che lo stesso Acciaro aveva proposto ed ottenuto, dal maestro di Gela, un investimento rivelatosi una truffa. Un anno fa, il promoter Acciaro ha accusato l’ufficiale della GdF Paolo Salemi di Avola, allora in servizio a Gela, di avere garantito lui l’ingiusto arresto del maestro Timpanelli. Il predetto finanziere, avrebbe riferito ad Acciaro dell’arresto del Timpanelli giorni prima dall’operazione: “sapevo che Timpanelli doveva essere arrestato” ha pubblicamente dichiarato Acciaro in Tribunale. Operazione fallimentare che crea imbarazzo anche tra i vertici delle fiamme gialle, oltre che a qualche critica da parte del Procuratore di Gela Fernando Asaro e di alcuni PM. Il criminale Biagio Tribulato, esecutore del lavoro sporco, Acciaro Vincenzo, ideatore e mandante del complotto ed il finanziere Paolo Salemi, responsabile dell’operazione-pagliacciata, 20 giorni prima di arrestare ingiustamente Timpanelli, avevano organizzato un summit presso il Bar dell’Orologio di Avola, dove erano state studiate accuse da muovere poi in caserma, false denunce da ratificare e modalità operative dell’arresto. La Procura della Repubblica di Gela ha riaperto le indagini contro l’ufficiale della GdF che é indagato anche per falsa testimonianza, rivelazione di segreto d’ufficio, falso ideologico e calunnia. Biagio Tribulato che, nel Marzo scorso, si era recato a Canicattì per i suoi traffici illeciti, é stato catturato dal locale Commissariato della Polizia di Stato. « Un plauso ed un grazie di cuore va alla sezione catturandi della Polizia di Stato » dichiara il maestro Domenico Timpanelli. « Ci sono tra le forze dell’ordine anche persone per bene e giuste che lavorano con professionalità e senza condizionamenti: telefonerò in Commissariato per per mostrare a quei poliziotti la mia gratitudine » La notte dell’ingiusto arresto del Timpanelli e mentre Biagio Tribulato portava la droga da Catania a Gela, vi furono diverse, ingiustificate telefonate tra l’assicuratore Vincenzo Acciaro ed il delinquente da lui assoldato. Allo stesso modo, diverse telefonate tra lo stesso criminale Biagio Tribulato e l’ufficiale Paolo Salemi anche quando il finanziere era impegnato nel teatrino della ricerca di droga in casa dell’ignaro maestro Domenico. « Avevo chiesto con forza e disperazione di prendere le impronte digitali sull’involucro che conteneva i cinque panetti di droga, ma il finanziere, incurante della mia disperazione, fece poi sparire l’involucro e mandò in Procura a Gela solo le foto della droga contenute dentro il pacchetto » dichiara Timpanelli. « Tutto questo é successo per non restituirmi le mie 250 mila euro di cui Acciaro si é appropriato e che non mi ha mai restituito. Per tale motivo ho provveduto a pignorare tutti i suoi beni e spero che almeno il Tribunale Civile possa ridarmi ciò che mi é stato tolto con l’inganno. Acciaro ha avuto a suo fianco troppi complici mentre io ero solo, con la mia disperazione ed i miei perché, senza che all’inizio nessuno mi credesse. Spero che i magistrati siano sempre più vigili ed attenti e che non si facciano più incantare da certe sirene che invece furono e sono rimasti terribili mostri”.

GELA: LA SCELTA DI MORIRE CON DIGNITA’ E LO SCHIAFFO AI FALSI CATTOLICI

“Non importa se quella vecchia signora che oggi frequenta assiduamente la chiesa per darsi un’immagine di Santa, anni fa apriva gambe a tutti facendo cornuto il marito. Erano le sue scelte di vita che io non discuto. Ma il solo pensare di averla a casa mia a pregare innanzi il feretro di mia madre, mi faceva ribrezzo e disgusto. Anche per questo, decidemmo funerali privatissimi per mia madre, nel rispetto anche delle sue volontà”.

A parlare così, dichiarando pubblicamente quelle scelte è Domenico Timpanelli, un insegnante presso l’Istituto Comprensivo “Gela e Butera”. Lo raggiungiamo telefonicamente in un resort sull’isola di Djerba dove trascorre le sue ferie da lui definite “di libertà”, partito e sfuggito alle zone rosse italiane.

“Mia mamma, nella sua vita di ottima madre e brava insegnante ebbe la sfortuna di frequentare una chiesa dove si nascondevano anche delinquenti travestiti da agnelli e false amiche indemoniate il cui stesso rosario, ripetuto bigottamente a memoria, puzzava di marcio e stantio.” Come potevo fare entrare questa gente a casa mia?

Fu una scelta difficile ma giusta: il 22 Dicembre del 2019 portai mia mamma al pronto soccorso di Gela: aveva un buco nello stomaco causato dalla continua chemio che era stata costretta a fare per combattere la sua malattia scoperta nel Gennaio 2016. I medici mi dissero che operarla le sarebbe costato la vita ma che non operarla sarebbe morta lentamente. Non ho mai nascosto nulla a mia mamma e neppure questa notizia che i medici mi sussurravano per non farla sentire a mia mamma. Era difficile trovare le giuste parole ma dal mio sguardo lei aveva già capito tutto. Allungò la sua mano verso il mio collo e mi disse « dammi un ultimo bacio »! Singhiozzavo, sembrava un incubo di una notte di follia. Così, io e mamma ci trovammo a dovere scegliere come morire. Dopo avere firmato la deliberatoria, chiedemmo ai medici 15 minuti di tempo per rimanere soli; le sue raccomandazioni e le sue parole, fanno parte della mia vita, dei miei segreti. La scelta di morire subito sedata e senza sofferenze fu la più giusta e la più razionale. Ogni secondo era prezioso! Furono 15 minuti intensi che non dimenticherò mai ma che ci permisero di abbracciarci, baciarci e salutarci prima della sua definitiva partenza. A passo spedito, seguivo la barella che la portava in sala operatoria; poi le mani si staccarono e quella porta si chiuse e per sempre. Il 30 Dicembre sera, mia mamma dal sonno passava alla morte. Il 31 dicembre, nel primissimo pomeriggio, i funerali privatissimi presso la chiesa che lei amava di più e che da bambina spesso frequentava. Al frate cappuccino che mi chiedeva del perché quei funerali così blindati ed a porte chiuse, raccontai la cattiveria di quei falsi cattolici che mia madre aveva avuto la sfortuna d’incontrare lungo il percorso della sua vita. Le loro cattiverie, le insinuazioni sulla sua malattia, perfino il dirle in faccia che se una cosa del genere fosse capitata a loro si sarebbero suicidate. Anche il frate si convinse che quella era stata la scelta giusta. Il cimitero rimase aperto oltre orario e così la tumulazione avvenne in serata. Tutto fu fatto con razionalità, con tanta sofferenza ma lontano da occhi indiscreti. Alla gente dicevamo che mia madre stava guarendo e che presto sarebbe uscita dall’ospedale di Gela; gli annunci della sua morte furono affissi solo il 1° Gennaio quando ormai il feretro era chiuso nella tomba di famiglia. Durante i quattro anni di lotta al tumore, mia mamma non badava più a spese e non si faceva mancare nulla, neppure elicotteri e voli privati verso resort favolosi di Santo Domingo, viaggi in Canada, Stati Uniti, Spagna, Francia o semplici hotels sulla spiaggia di Scoglitti o Licata. Con lei, ho realizzato viaggi da sogno che sono per me esperienze di vita e bellissimi ricordi. Fu in uno di quei viaggi che mi disse di avere cura dei nostri ricordi perché è nel ricordo autentico che si nasconde il segreto del vero amore, soprattutto quello di ogni mamma per i propri figli.

GELA, ACCIARO INGUAIA IL FINANZIERE SALEMI: DUE PROCURE A LAVORO

RIAPERTURA DI INDAGINI CONTRO IL FINANZIERE PAOLO SALEMI DI AVOLA, EX COMANDANTE DEL NUCLEO OPERATIVO DELLA GdF DI GELA: CALUNNIA, RIVELAZIONE, UTILIZZAZIONE DI SEGRETI D’UFFICIO E REATI DI FALSA TESTIMONIANZA, QUESTI ULTIMI, SAREBBERO STATI COMMESSI NEL SETTEMBRE E NOVEMBRE.

LA NOTTE DEL 27 APRILE 2012, ACCIARO VINCENZO SAPEVA CHE TIMPANELLI DOVEVA ESSERE ARRESTATO. A RIFERIRGLI DI TALE ARRESTO INGIUSTO, SECONDO LE DICHIARAZIONI RILASCIATE DALLO STESSO ACCIARO, SAREBBERO STATI, BIAGIO TRIBULATO, SOGGETTO VICINO A MAFIOSI DI CATANIA  E CONDANNATO IN VIA DEFINITIVA, NONCHE’ IL FINANZIERE PAOLO SALEMI, ALLORA TENENTE PRESSO LA GdF DI GELA.

“Lo sapevo sia dalla Guardia di Finanza, cioè il finanziere, che da Tribulato” dichiarava Acciaro Vincenzo il 10 Ottobre 2019, mentre lo stesso, era sottoposto ad interrogatorio come presunto mandante del complotto di Gela. “Quale giorno non lo sapevo ma però poi che quella notte probabilmente sarebbe stato arrestato sì..” Queste ed altre gravi dichiarazioni, furono, in realtà, trappole organizzate anche per un altro tentativo di arresto dell’innocente di Gela; arresto, che doveva avvenire il 13 Aprile 2012 presso la Scuola dove il maestro Timpanelli insegnava, trappola non riuscita ma di cui, secondo le dichiarazioni di Acciaro, “la Guardia di  Finanza ne era a conoscenza”. Acciaro, doveva liberarsi del Timpanelli, da cui aveva contratto un grosso debito di 250 mila euro a seguito di un falso investimento che l’assicuratore aveva proposto ed ottenuto dal Timpanelli.

Vincenzo Acciaro, condannato in primo grado a quattro anni di reclusione in Ottobre del 2019, si é visto poi annullare poi tale sentenza, dalla Corte d’Appello di Caltanissetta, che ha riconosciuto un presunto vizio di procedura, sollevato dal legale dell’imputato.

Rese pubbliche le motivazioni, la Procura Generale di Caltanissetta ha presentato ricorso in Cassazione a Roma per ragioni di “contraddittorietà o manifesta illogicità della motivazione” e “per inosservanza della legge penale e di altre norme giuridiche”. Secondo la Procura Generale, l’asserita violazione non esiste e la Corte d’Appello né l’avvocato dell’imputato motivano né documentano alcuna attività in merito. La Procura Generale, che sul punto, ha effettuato le dovute ricerche, sostiene che non è ravvisabile nessun errore di assegnazione del procedimento e ciò perché il processo venne assegnato, dal Presidente, all’unico giudice titolare, la dottoressa Marica Marino, che era già contitolare assieme alla giudice Passanisi e poi unica titolare del ruolo, essendo la dottoressa Passanisi già stata assegnata al ruolo di GIP/GUP. Per la Procura Generale, vi fu quindi il pieno rispetto dei canoni di assegnazione al giudice con l’ulteriore effetto positivo di avere evitato una quasi certa prescrizione. La parola adesso passa alla Corte Suprema di Roma che dovrà pronunciarsi sul presunto cavillo e non certo sulle responsabilità penali di Acciaro, ad oggi, già accertate, in primo grado, dal Tribunale di Gela.

COMPLOTTO DI GELA: IL MANDANTE DELLA DROGA ACCIARO ACCUSA I FINANZIERI – VIDEO ESCLUSIVO

INTERROGATORIO SHOCK AL TRIBUNALE DI GELA. L’IMPUTATO ACCIARO VINCENZO, PRIMA DI ESSERE CONDANNATO A 4 ANNI DI RECLUSIONE, INGUAIA IL FINANZIERE PAOLO SALEMI, EX COMANDANTE DEL NUCLEO OPERATIVO DELLA GdF DI GELA. SECONDO QUANTO DICHIARATO DALL’EX PROMOTER ALLIANZ DI PIAZZA MESSICO, L’ALLORA TENENTE PAOLO SALEMI, AVREBBE GARANTITO AD ACCIARO L’INGIUSTO ARRESTO DEL MAESTRO DOMENICO TIMPANELLI, CONTRIBUENDO AL COMPLOTTO E MACCHIANDOSI DEGLI STESSI REATI PER I QUALI ACCIARO E TRIBULATO SONO GIA’ STATI CONDANNATI

In video, la droga che Tribulato portò da Catania per incastrare Timpanelli su ordine del gelese Acciaro. Il finanziere fece sparire il cellofan contenente le impronte digitali

Il complotto di Gela ruota attorno a tre soggetti: un confidente del capitano della GdF Paolo Salemi che confida al finanziere che la notte del 27 Aprile del 2012, il maestro Timpanelli deve ricevere una partita di droga, un promoter ex Allianz che promette investimenti truffaldini e che deve restituire a Timpanelli 250 mila euro, fatti sparire e lo stesso ufficiale della GdF Paolo Salemi di Avola, che garantisce l’arresto di un innocente dopo che vengono create, a suo danno, le tracce di reati d’usura e droga. Il confidente che confidente non é, si chiama Biagio Tribulato, é di Lentini, é legato al promoter Acciaro Vincenzo da loschi affari ed é un soggetto che mantiene rapporti con personaggi della mafia di Catania. Questo criminale, che il finanziere vuole falsamente fare passare come confidente, é in realtà colui che porterà il pacco di droga a Gela, la notte del 27 Aprile 2012, per inserirlo nel passante ruota della Peugeot di proprietà del maestro Timpanelli. Dopo avere concluso il lavoro sporco, il criminale Tribulato Biagio, che era per tutta la notte in stretto contatto telefonico con Acciaro ( 29 rapporti telefonici oltre ad alcuni SMS) e con il finanziere Paolo Salemi (12 rapporti telefonici), lascia Gela e torna a Lentini…… Il resto del lavoro, toccherà finirlo al comandante Paolo Salemi: il predetto, organizza una strana perquisizione, ambigua anche nelle modalità, arrestando l’innocente Domenico Timpanelli per detenzione e spaccio di droga, senza mai avere condotto una indagine seria e facendo sparire il cellofan che racchiudeva la droga, quindi le impronte digitali del Tribulato. Ma per quale motivo un criminale ed un finanziere avrebbero mai dovuto contribuire a fare arrestare un innocente? E chi il mandante di questo arresto organizzato? Come noto il brooker Acciaro Vincenzo, aveva rilasciato a Timpanelli un assegno a garanzia di un’investimento che si era rivelato una truffa. Timpanelli doveva quindi essere eliminato con le buone o con le cattive e bisognava evitare che il predetto, si recasse in banca a versare l’assegno senza fondi, a firma del promoter Acciaro. ACCIARO VINCENZO, IL PROMOTER DI DROGA ED USURA, E’ MANDANTE ED ORGANIZZATORE DI GRAVI REATI A DANNO DEL TIMPANELLI.

Il falso confidente Biagio Tribulato, é colui che portò a Gela il pacco di droga per incastrare Domenico Timpanelli: droga che inserì , dietro la ruota della Peugeot del Timpanelli, su mandato di Acciaro

In primis, Acciaro, denuncia falsamente il Timpanelli d’usura, ma dopo la denuncia, ORGANIZZA, ASSIEME A TRIBULATO ED AL FINANZIERE SALEMI, UNA FALSA RESTITUZIONE DI SOLDI AL TIMPANELLI MA A LORO DIRE IN CONTANTI. Lo vogliono attirare in trappola presso la Presidenza della Scuola ove Timpanelli lavorava, fargli credere di restituirgli una parte dei suoi soldi MA IN CONTANTI e poi il finanziere Salemi sarebbe subentrato con l’arresto facendo passare quella restituzione, come interessi usurai. Infatti, tale falsa restituzione di soldi, proposta espressamente in contanti, doveva effettuarsi dopo che Acciaro, Tribulato ed il finanziere Salemi, si erano riuniti presso un bar di Avola e li avevano deciso di percorrere la strada della falsa usura con denunce che precedono tutte la proposta di restituzione in contanti. Timpanelli che voleva indietro i suoi soldi puliti e tracciabili con bonifico, così come li aveva dati lui, non si recò in Presidenza, facendo così saltare il piano del primo arresto. L’arresto avverrà comunque pochi giorni dopo, a seguito del pacco di droga che il « confidente » Biagio Tribulato di Lentini, inserì dietro la ruota della vettura di Timpanelli, su mandato del brooker Acciaro Vincenzo. Il resto del lavoro lo ha poi completato il finanziere Paolo Salemi, secondo quanto Acciaro ha riferito ai magistrati. Le gravi dichiarazioni di Acciaro, hanno indotto Timpanelli Domenico a presentare una nuova denuncia contro il capitano della finanza Paolo Salemi e contro il maresciallo GdF Rappoccio Antonino.

GELA: HO SCELTO DI MORIRE CON DIGNITA’

« NOI NON DECIDIAMO SE E QUANDO NASCERE NE’ QUANDO E COME MORIRE MA QUANDO SI E’ CONDANNATI A MORTE, SCEGLIERE LA PROPRIA FINE E’ GIA’ UN PRIVILEGIO. HO SCELTO IO COME MORIRE DOPO CHE IL CHIRURGO MI DISSE CHE L’INTERVENTO MI AVREBBE UCCISA. RIFIUTARE SIGNIFICAVA SPEGNERMI PIANO PIANO TRA SOFFERENZE IMMANI. SERENAMENTE, HO SCELTO DI ESSERE SEDATA CHIEDENDO A DIO DI PASSARE DAL SONNO UMANO A QUELLO ETERNO. SAPEVO CHE OPERARMI SIGNIFICAVA MORIRE: NON HO ESITATO PERCHE’ OGNI MALATO HA DIRITTO DI ANDARE VIA CON CORAGGIO E DIGNITA’. AL PRONTO SOCCORSO DI GELA, HO FIRMATO, HO SALUTATO MIO FIGLIO, L’HO ACCAREZZATO SENZA SOSTA, L’HO BACIATO TANTO E COME OGNI MAMMA MI SONO RACCOMANDATA CON LUI. AI CONOSCENTI DICO: SCUSATE SE NON VI HO INVITATI ALLO SPETTACOLO DELLA MIA MORTE MA IL CONFORTO VA DATO AI MALATI QUANDO QUESTI SONO VIVI. ESIGO FUNERALI RISERVATI SOLO IN PRESENZA DEI MIEI TRE FIGLI ».

In foto, la maestra Maria ed i suoi alunni. Scuola Don Milani, Dicembre 1979

La sera del 21 Dicembre 2019, una maestra in pensione di 79 anni, Zagara Maria, da 5 ammalata di cancro, ha dei dolori lancinanti allo stomaco. Il figlio allerta il 118 e condotta al pronto soccorso di Gela, l’insegnante viene sottoposta ad esami del sangue e trattata con anti dolorifici. I medici del pronto soccorso sottovalutano la situazione grave della signora ed il giorno dopo la rimandano a casa. Ma qualche ora più tardi la situazione si aggrava: altra chiamata al 118 e nuovamente al pronto soccorso di Gela. Questa volta però un medico più professionale, il dr. LUPICA, dispone subito una TAC che svela una grave perforazione gastrica causata probabilmente da trattamenti chemioterapici ai quali, nel tempo, la maestra si era sottoposta. Comunicano al figlio che la madre é in pericolo di vita e che operarla é molto rischioso e delicato.

Mamma e figlio hanno capito…. ed é in quel momento che la maestra Maria chiede di volere rimanere sola con lui. 15 minuti, gli ultimi 15 minuti di tutta una vita per parlarsi, decidere, accarezzarsi, baciarsi. Chi era al pronto soccorso parla di scene strazianti, tenere, ma dignitose.

Una scelta clamorosa che apre, ancora oggi, un dibattito mai chiuso, della terapia del dolore e di un fine vita umano dignitoso. Una sedazione profonda che ha portato l’insegnante ad uno stato di sonno profondo, di coma farmacologico che l’ha accompagnata fino alla morte per gravi lesioni post operatorie e dalle quali tutti sapevano che non ne sarebbe uscita viva. Durante i quattro anni di lotta contro la malattia, la maestra Zagara si era recata più volte in Canada ed era stata seguita, in Germania, dal Prof. Vogl, presso l’Università clinica di Francoforte ma anche ad Aviano, Roma, Milano e Lione in Francia. Fu insegnante per circa 40 anni presso la Scuola Elementare « Don Milani » di Gela e spesso tantissimi suoi alunni, oggi papà e mamme, la fermavano per un saluto o per una parola di conforto.

Fu una donna molto agguerrita contro l’ex tenente della Guardia di Finanza di Gela Paolo Salemi che la signora accusò di complicità con i condannati odierni, Acciaro Vincenzo di Gela, il promoter della droga, e Tribolato Biagio, mafioso del clan Cappello, dopo che costoro organizzarono il famoso complotto di Gela, contro il figlio innocente. Malgrado la malattia, si era più volte recata a Roma ed aveva segnalato il complotto di Gela a due alte cariche dello Stato. Aveva anche portato l’INPS in Tribunale che le aveva ridotto una delle tre pensioni e non le aveva riconosciuto l’indennità di accompagnamento vincendo pienamente la sua battaglia legale. Lascia questo mondo chiedendo un funerale umile e privato nella chiesa dei Cappuccini dove si recava spesso da bambina. Le esequie sono state celebrate alla presenza dei suoi soli figli come da lei richiesto.

Maestra di Vita: in video alcuni momenti significativi dell’insegnante Maria Zagara

Adorava cultura e viaggi: dalla Spagna, Danimarca, Maldive, Canada ed Isole Caraibiche. A Santo Domingo, si era fatta organizzare uno spettacolo con i delfini e aveva affittato un elicottero per gli spostamenti tra Jamaica e Repubblica Dominicana. Adorava i viaggi e con il volto sorridente ha affrontato il suo ultimo viaggio con dignità gridando « tranquillo » al figlio prima che le porte della sala operatoria si chiudessero. « Mia madre é stata una maestra di vita, una bravissima mamma, una perla rara. Ho avallato la sua scelta ed ho firmato pure io. Durante la vita, abbiamo fatto tante scelte anche difficili. Quella al pronto soccorso, é stata sicuramente la più feroce ma forse la più giusta. In Ospedale a Gela, a parte qualche soggetto superficiale, ci sono anche delle persone umane e professionali come il Dr. Lupica ed il Dr. Damante che hanno saputo affrontare la situazione con professionalità e discrezione.

A 5 anni la maestra frequentava la sezione piccolissime dell’azione cattolica di Nicotera Marina mentre il padre era in servizio nella GdF di Vibo Valentia.

GELA, TORTA “BINGO” IN ONORE A FINANZIERI E CONDANNATI

CON CREMA DI BANANA E PANNA, IL DOLCE “CORPO DI REATO” DIVISO IN TRE PARTI. LA FETTA CON FRUTTO D’IMPORTAZIONE TUNISINA, OFFERTA VIRTUALMENTE AL CAPITANO DELLA FINANZA PAOLO SALEMI, LA FETTA PIU’ GRANDE, ALLA MAGGIORE CONDANNA DEL PROMOTER GELESE ACCIARO VINCENZO, 4 ANNI DI RECLUSIONE, MENTRE, LA PORZIONE PIU’ PICCOLA, IN ONORE AI 3 ANNI E 6 MESI DI CARCERE, VA AL LENTINESE BIAGIO TRIBULATO. PER I DUE CONDANNATI, BIOCHETASI INVECE DI CILIEGINE.

LA VITTIMA DEL COMPLOTTO DI GELA, DOMENICO TIMPANELLI

Era Sabato di Pasqua 7 Aprile 2012, quando, presso il bar dell’orologio di Avola, città d’origine del capitano Paolo Salemi, tra dolcetti e caffè, seggono attorno ad un tavolo, l’ufficiale di Finanza Paolo Salemi, allora comandante pro tempore della caserma di Gela, un falso confidente di Lentini, il criminale Biagio Tribulato, soggetto vicino a mafiosi del clan Cappello/Carateddi di Catania ed il promoter gelese condannato, Vincenzo Acciaro, amico e socio di Tribulato. Insieme, discutono e programmano una serie di denunce e dichiarazioni, da redigere presso la caserma della GdF di Gela, con urgenza e prima di Venerdì 13 Aprile, contro il gelese Domenico Timpanelli. Timpanelli, insegnante e Tour Operator, l’anno precedente, aveva consegnato al promoter Acciaro, cinque assegni da 50 mila euro ciascuno, per un investimento, poi rivelatosi una truffa. Il maestro Timpanelli, dopo avere tentato più volte e senza riuscirci, a farsi restituire i propri soldi dal promoter gelese, aveva avvisato controparte a mezzo raccomandate, che il 13 Aprile, avrebbe versato l’assegno a garanzia dell’investimento, rilasciato da Acciaro Vincenzo e per l’importo del capitale di € 250.000,00. Ma Acciaro, che i soldi li aveva fatti sparire, non avendo provviste sul suo conto ed impaurito di essere protestato, ideava e simulava, utilizzando il criminale Biagio Tribulato, un falso reato d’usura in capo a Timpanelli. Acciaro, si era, altresì, rivolto a Caponnetti, presidente dell’associazione antiracket di Gela, rendendo quasi reale ciò che invece era l’inizio di un vero e proprio complotto ordito ai danni del Timpanelli. Prima del 13 Aprile, presso la GdF di Gela, ratificano una serie di denunce e false dichiarazioni; la mattina del 13 Aprile, giorno in cui Timpanelli aveva minacciato di versare l’assegno, STRANAMENTE, in compagnia del criminale lentinese, che Acciaro Vincenzo, faceva passare come dirigente Allianz Bank, Acciaro, si recava presso la presidenza della Scuola ove insegnava Timpanelli. Chiede al Preside di convocare in direzione l’insegnante, a suo dire, perché aveva portato, in contanti, le 250 mila euro da restituire al maestro Timpanelli ma in verità, Acciaro era in possesso di banconote per circa solo 15.000 euro.

L’assegno/truffa emesso dal promoter gelese Vincenzo Acciaro, a garanzia di un investimento farlocco

LA TRAPPOLA

Perché se Acciaro aveva segnalato Timpanelli all’associazione antiracket ed aveva ratificato, contro il maestro, denunce alla GdF di Gela, facendosi credere vittima d’usura, va poi dal preside, a suo dire, per “restituire” al Timpanelli, l’intera somma o parte di essa in contanti? La risposta la da lo stesso promoter Acciaro, nell’udienza del 10 Ottobre scorso, presso il Tribunale di Gela. In quella sede, ha dichiarato che ad aspettare Timpanelli, vi erano alcuni finanzieri in borghese, quindi anche l’ufficiale GdF del bar dell’orologio, pronti ad arrestare Timpanelli. Se solo il maestro si fosse recato per ricevere parte dei suoi soldi, quella restituzione parziale, Acciaro e Tribulato, l’avrebbero fatta passare come cessione d’interessi usurai, così come falsamente denunciato in precedenza e dopo il summit del bar dell’orologio di Avola.

Ma il maestro Timpanelli aveva ceduto 5 assegni da 50 mila euro ciascuno e non capiva il perché doveva ricevere dei contanti. “Ricordo bene la telefonata del preside…sostiene Timpanelli, ma io risposi al dirigente che se Acciaro voleva veramente restituirmi i miei soldi, poteva metterli sul suo conto perché io avrei versato l’assegno e quindi non andai in presidenza”. Il complotto non riesce e quindi finanzieri ed attuali condannati dovettero desistere. Ma allora come convincere Timpanelli a non versare l’assegno prima di fine mese? Come prendere tempo per organizzare un secondo complotto? Recandosi a casa del Timpanelli: piangendo, abbracciandolo, facendogli capire che stava facendo protestare e rovinando un bravo ed onesto Acciaro. Timpanelli ha più volte dichiarato: “Acciaro aveva le lacrime agli occhi, mi pregava di non rovinarlo, di dargli un po’ di tempo, solo due settimane, mi supplicava e questa cosa mi faceva stare male. Attorno a me, vi erano solo persone che pensavano al bene di Acciaro ed in molti mi chiedevano di non rovinarlo, di non portarlo a protesto.”

“ACCIARO MI DISSE, DAMMI DUE SETTIMANE E SISTEMIAMO TUTTO! COSI’ DECIDEMMO CHE AVREI VERSATO L’ASSEGNO LUNEDI 30 APRILE”

Venerdi 27 Aprile, uscendo da casa, mentre il maestro Timpanelli, si recava verso la sua vettura, veniva aggredito e fermato da un folto gruppo di uomini. “Pensavo una rapina”! Invece era lo stesso ufficiale del bar di Avola, lo stesso che si era recato anche a Scuola che con lo stesso gruppo di finanzieri, oltre ad occuparsi d’usura, operavano su Timpanelli, un controllo per droga. Dopo una lunga perquisizione, prima dentro casa, poi in cantina e successivamente dentro l’autovettura, senza rinvenire nulla, da dietro la ruota anteriore sinistra della sua autovettura, veniva estratto un pacco di droga ed al grido di BINGO, Venerdì 27 Aprile, Timpanelli veniva arrestato e da innocente condotto in carcere.

FINANZIERI INCOMPETENTI

Il promoter Acciaro, per mezzo del criminale Tribulato, aveva informato l’ufficiale Paolo Salemi, che Timpanelli trafficava droga pur sapendo che tali dichiarazioni erano false. Pertanto i finanzieri, prima aprirono un procedimento per usura e poi un secondo per droga. Nessuna indagine, nessuna verifica da parte della GdF se non l’avere creduto ad Acciaro e Tribulato. “Comportamento opaco” definì il Procuratore Asaro tutta l’operazione del capitano Salemi e della GdF di Gela e così anche altri PM della Procura. Quella notte vi furono 30 contatti telefonici e diversi SMS tra i due condannati Acciaro e Tribulato. Da Lentini, Tribulato Biagio, si recò presso l’amico Giuseppe Coniglione, mafioso dei Cappello di Catania, per rifornirsi di droga: erano circa l’una di notte! Poi alle ore 3,05 di notte del 27 Aprile, Biagio Tribulato, in perenne contatto telefonico per tutta la notte con Acciaro, si trovava nei pressi dell’autovettura del Timpanelli, parcheggiata a Gela, nel quartiere Macchitella. Una volta che Tribulato fece il lavoro sporco, i finanzieri meno di un ora dopo, operavano appostamenti e successivo arresto del Timpanelli. Il criminale Biagio Tribulato, sia prima di arrivare a Gela che sulla strada del rientro, ha avuto anche 12 contatti telefonici con il capitano della guardia di finanza Paolo Salemi.

ADESSO IL PROMOTER ACCIARO ACCUSA I FINANZIERI

IL MANDANTE DEL COMPLOTTO DI GELA, ACCIARO VINCENZO

Nel 2012 durante le dichiarazioni che Acciaro rendeva al PM Silvia Benetti, lo stesso diceva di sapere che “Timpanelli il 27 Aprile doveva essere arrestato” ma non  ricordava se a dirglielo era stato il finanziere Salemi o Tribulato. Nell’udienza del 10 Ottobre 2019, Acciaro, pur di discolparsi, ha palesemente dichiarato di sapere prima di quel 27 Aprile 2012, che Timpanelli doveva essere arrestato e che a dirgli di tale arresto furono i finanzieri e Tribulato. Tribulato Biagio, il criminale oggi irreperibile, condannato in via definitiva a 3 anni e mesi 6 di reclusione per avere simulato le tracce del reato di droga a danno del Timpanelli. Acciaro Vincenzo, il mandante della droga, che sapeva dell’arresto del Timpanelli perché aveva organizzato una simulazione e per la seconda volta: la prima, facendo aprire un procedimento d’usura e poi un’altro per droga in capo all’innocente Timpanelli. Acciaro, pagò 2.000 euro circa per un pacco di droga, pur di non restituire le 250 mila euro. Per la cronaca, se Timpanelli non fosse stato arrestato e si fosse recato in banca, quel Lunedì 30 Aprile, avrebbe trovato sul conto di Acciaro solo 0,87 centesimi di euro, appena i soldi per un dolcetto al bar dell’orologio di Avola.

GELA E LE VOCI LIBERE CONTRO LA MAFIA


“La mafia non è affatto invincibile; è un fatto umano e come tutti i fatti umani ha un inizio e avrà anche una fine. Piuttosto, bisogna rendersi conto che è un fenomeno terribilmente serio e molto grave; e che si può vincere non pretendendo l’eroismo da inermi cittadini, ma impegnando in questa battaglia tutte le forze migliori delle istituzioni.” 
GIOVANNI FALCONE

Il 23 maggio, in tutta Italia, viene celebrata la Giornata della Legalità, data che coincide con l’anniversario della strage di Capaci. In uno degli agguati di mafia più agghiaccianti della lunga storia che vede come antagonisti Cosa Nostra e lo Stato Italiano, persero la vita il giudice Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e il personale della scorta Vito Schifano, Rocco Dicillo, Antonio Montinaro.

Dal 2002 il Miur e la Fondazione Falcone, si sono fatti promotori di progetti di educazione alla legalità nelle scuole di ogni ordine e grado, attraverso dei percorsi didattici che trovano sintesi nella celebrazione della giornata del 23 maggio e che, nel corso degli anni, hanno avuto il patrocinio di istituzioni di rilievo, quali le Forze dell’Ordine, l’Autorità nazionale anticorruzione, la Procura nazionale antimafia, il Consiglio superiore della Magistratura, la Corte dei Conti. Anche quest’anno, la preside Agata Gueli, reggente dell’Istituto Comprensivo « Gela e Butera » si fa promotrice di iniziative a sostegno della legalità con una manifestazione di quattro giorni, durante la quale interverranno, tra gli altri, anche il GIP del Tribunale di Gela, Dr. Lirio Conti, i sindaci di Gela, Niscemi e Butera, il sociologo Francesco Pira, vari operatori culturali. Un momento di riflessione, non solo per alunni e docenti, dedicato alla Convenzione ONU di Palermo sul crimine organizzato transnazionale. Un traguardo, sostiene la preside Agata Gueli, che « nasce dall’intuizione di Giovanni Falcone che, 40 anni fa, comprese l’irrinunciabilità della cooperazione giudiziaria e investigativa tra gli Stati contro le mafie ormai globali ».  Il mio impegno, sostiene la preside é che tutti gli alunni delle Scuole che io gestisco, « possano portare lungo il corso della loro vita, quei valori di verità e giustizia promossi dai Giudici Falcone e Borsellino ma anche di tutti quei martiri che hanno pagato a caro prezzo quelle idee di legalità ».

In foto, la preside Agata Gueli, impegnata nel sociale e promotrice delle giornate della legalità