SIGNOR GIUDICE DOV’E’ LA GIUSTIZIA? IL MAESTRO DI GELA INTERROMPE LA CONFERENZA

Colpo di scena alla manifestazione in onore a Falcone e Borsellino indetta dalla Preside Prof.ssa Agata Gueli presso l’Istituto Comprensivo Gela- Butera sulle giornate della legalità per la ricorrenza della strage di Capaci.

Questa mattina la conferenza poneva l’attenzione sul tema dell’immigrazione e dell’accoglienza. In un salone gremito di alunni, pubblico ed immigrati, sono intervenuti il Magistrato Lirio Conti, G.I.P. presso il Tribunale di Gela, il parroco Fausciana, il vice sindaco di Gela, Simone Siciliano, il professore Maurizio Caserta, ordinario di Economia e Politica presso l’Università di Catania. Tutti hanno parlato ai ragazzi della necessità dell’accoglienza e della diversità come un bene comune. Il Magistrato ha sottolineato poi l’importanza del diritto di praticare il proprio culto, il diritto di esprimere il proprio pensiero, il diritto di libertà “perché in Africa, si è spesso arrestati senza motivo” avrebbe detto. Parole che hanno fatto sobbalzare dalla prima fila il maestro Domenico Timpanelli, titolare in quella Scuola ed ingiustamente arrestato per droga il 27 Aprile 2012. “Ho stretto forte la corona di Cristo in croce che mi sono portato via dalla cella n° 8 del carcere Balate di Gela, ormai 5 anni fa” sostiene Timpanelli. “Mi sono fatto coraggio ed ho insistito affinché la Preside mi facesse parlare; c’era molto stupore e qualche sorrisetto. Poi però le parole del maestro avranno gelato i cuori di tanti suoi ex alunni, di un pubblico di colpo silenzioso ed attento. E con il microfono in mano esordisce: Sono felice che ai ragazzi si parli di accoglienza: io l’ho fatto benché sia stato criticato per avere offerto la mia seconda casa a Mohamed. A casa mia ci sono sia la Bibbia che il Corano e Mohamed è un bravo ragazzo che ha un permesso di soggiorno, lavora e si è integrato. Ma oggi é anche la giornata della memoria

A Palermo ho avuto alunno Domenico Scarantino, quando insegnavo nel quartiere Guadagna nonché altri figli di mafiosi che mi hanno anche minacciato, quando ero maestro a Brancaccio, negli anni in cui venne ucciso Padre Puglisi. Signor Giudice, oltre che in Africa, si è arrestati ingiustamente anche qui!  Questo pacco di mezzo kilo di legno è simbolo del mio martirio.. ed innalzandolo al cielo, visibile alla platea, Timpanelli continua. “GUARDATELO TUTTI! Mezzo kilo di droga sarebbe stato estratto

da dietro la ruota esterna della mia autovettura parcheggiata ora a 4 metri da qui, da uno spazio piccolo così, di neppure 5 centimetri ed io portato a morire in carcere da innocente… In questo giorno della legalità, signor Giudice, le faccio un regalo! Questa è una perizia redatta da un ingegnere di Caltanissetta che collabora con la Procura del capoluogo e che sostiene che un solo pacco di mezzo kilo di droga non poteva passare dallo spazio tra parafango e ruota… MI AVETE RESO INNOCENTE, MA DOV’E’ LA GIUSTIZIA SIGNOR GIUDICE ?… DOPO 5 ANNI DOV’E’ LA GIUSTIZIA”?… La platea applaude; Timpanelli avvicinatosi al tavolo della conferenza, poggia innanzi al magistrato quella sconvolgente perizia. Fuori microfono, c’è uno scambio di battute tra magistrato ed insegnante: “non posso prendermi quella perizia”…avrebbe detto il magistrato ed il maestro lasciandola sul tavolo: “E’ qui, lei è libero di non prenderla, io virtualmente le ho fatto un regalo di legalità perché queste carte gridano giustizia” ha controbattuto il maestro. La manifestazione continua e più tardi il maestro alla sua dirigente dirà: “Preside le chiedo perdono ma questa è la mia Scuola, il mio ambiente, i miei alunni. Mi è stato fatto un danno enorme ed un danno è stato fatto anche ai miei bambini, alle loro famiglie. Dovevo intervenire”! La preside, famosa per intelligenza e sensibilità, ha consigliato di notificare la perizia in Procura per tramite del legale. Timpanelli ha tenuto infine a sottolineare che fu proprio l’arguzia del G.I.P. Lirio Conti nonché la furbizia del P.M. Silvia Benetti e le loro indagini approfondite, a riconoscerlo innocente. A suo danno erano state create le tracce del reato di droga. Lo stesso G.I.P. Lirio Conti dichiarò che Timpanelli era stato vittima di un “complotto ordito ai suoi danni, anche da chi aveva interesse a far sì che Timpanelli non portasse all’incasso l’assegno di € 250.000,00quota capitale di un investimento/truffa che l’ex promoter Allianz di Gela, appropriatosi dei soldi del Timpanelli non ha mai voluto restituire. Dal giorno in cui Timpanelli cominciò a chiedere la restituzione dei suoi soldi, più soggetti hanno tentato con 11 denunce tutte archiviate, con vessazioni, persecuzioni, pedinamenti e simulazioni di reato di farlo fuori fino a riuscire a farlo rinchiudere in carcere da innocente.

l’assegno carta straccia che il promoter gelese consegnò a Timpanelli Domenico

GELA, DICHIARAZIONI SCIOCCANTI DEL PROCURATORE ASARO E DEL PRESIDENTE FIORE

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Nel Giugno del 2012, in merito all’ingiusto arresto del maestro Domenico Timpanelli, i magistrati Silvia Benetti e Lirio Conti, scrivevano di “Complotto ordito ai danni del Timpanelli”. Oggi, a riscrivere parte di quella vicenda vergognosa, sono il Presidente del Tribunale di Gela Dr. Fiore ed il Procuratore della Repubblica Dr. Asaro. I predetti, infatti, hanno archiviato l’ennesima denuncia che Acciaro aveva presentato contro Timpanelli per stalking e diffamazione a mezzo facebook, rafforzando lo status d’innocente del maestro Timpanelli. I due magistrati, scrivono che Timpanelli Domenico è stato ingiustamente coinvolto in gravi vicende giudiziarie “anche a causa di simulazioni commesse ai suoi danni da Acciaro Vincenzo e Tribulato Biagio”…. ed ancora, Tribulato Biagio “dopo avere simulato a carico di Domenico Timpanelli tracce del reato di detenzione di sostanza stupefacente ai fini dello spaccio, pur sapendolo innocente, informava gli ufficiali della Compagnia G.di F. di Gela, su presunti traffici di droga, posti in essere dal Timpanelli”. Gli stessi magistrati scrivono che “va inoltre evidenziato che appare plausibile, nella ricostruzione effettuata da Timpanelli, ricollegare il suo arresto, avvenuto il 27 Aprile 2012, al mancato versamento dell’assegno con firma di traenza di Acciaro Vincenzo di € 250.000,00 che Timpanelli avrebbe dovuto incassare” l’indomani dell’ingiusto arresto. Sempre all’interno dello stesso decreto di archiviazione, il GIP dr. Fiore dichiara che “A tal proposito, si osserva che Timpanelli è stato vittima di un complotto ordito ai suoi danni da Acciaro e Tribulato atteso che dalle indagini espletate è emerso con chiarezza l’interesse dei soggetti cui il Timpanelli ha fatto riferimento nei suoi interrogatori a fare in modo che lo stesso non potesse incassare la somma indicata nell’assegno”. “Sono molto felice che pezzo dopo pezzo la verità cominci a vedere la luce…. Nel 2012 hanno tentato di arrestarmi ingiustamente almeno 4 volte simulando a mio danno reati perfino il giorno del dissequestro e della restituzione della mia vettura Peugeot, il 27 Luglio 2012. Tre di queste simulazioni non andarono a buon fine, quella del 27 Aprile invece sì. 

La droga riconfezionata dai finanzieri in caserma. Non esiste traccia del corpo di reato originale né del suo involucro, quest’ultimo fatto sparire e mai giunto in Procura

Processare solo Tribulato Biagio, presunto esecutore, di una di queste simulazioni fu un errore perché ci sono altri complici che mi auguro presto saranno rinviati a giudizio. In qualità di parte offesa, sono a conoscenza che ad Acciaro hanno notificato un avviso di conclusione delle indagini e questo potrebbe essere propedeutico ad un suo rinvio a giudizio. Il suo amico Tribulato invece è già sotto processo”. La situazione sembra più intricata per il terzo soggetto, il capitano della GdF Paolo Salemi di Avola. Sempre in merito all’arresto del Timpanelli, il predetto militare è indagato per diffamazione a mezzo comunicato stampa, per calunnia e simulazione di reato. Il procuratore Asaro ne chiede però l’archiviazione per mancanza di prove sufficienti. Ma poi, lo stesso Procuratore scrive testualmente di “un quadro opaco in ordine all’operato di SALEMI nei momenti antecedenti e successivi all’arresto di Timpanelli, atteso che la droga, poi sequestrata, nel passaruota anteriore sinistro dell’auto di Timpanelli desta perplessità in ordine, tra l’altro, alle modalità di collocazione per la difficoltà di accedere al vano ove rinvenuta…. Agli inusuali e privi di giustificazioni, ripetuti contatti telefonici avvenuti tra Tribulato e Salemi nelle ore anche notturne, immediatamente antecedenti all’arresto di Timpanelli a seguito del rinvenimento della droga; alla circostanza del rinvenimento della sostanza stupefacente avvenuto dopo qualche tempo dall’inizio delle operazioni di perquisizione…. A ciò si aggiunga che è stata effettuata, da parte di SALEMI e dei militari della GdF una dettagliata, prolungata attività di perquisizione nei confronti di Timpanelli, soggetto fino a quel momento privo di procedimenti per spaccio di droga… Va inoltre evidenziato che SALEMI all’epoca ben conosceva, le operazioni finanziarie, vista l’attività svolta nella GdF di Gela, poste in essere da Acciaro…” Timpanelli ha quindi presentato una opposizione all’archiviazione del finanziere di circa 200 pagine. Il Capitano Paolo Salemi, dovrà pertanto presentarsi con il suo avvocato, per l’udienza in Camera di Consiglio, a Gela, il 27 Settembre prossimo e lì i GIP, sentite le parti, potrebbe archiviare, chiedere un supplemento d’indagini o disporre il rinvio a giudizio anche del capitano Paolo Salemi.

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Il Comandante della GdF di Gela, Massimo Devito, il 16 Maggio 2016, su mandato delle superiori gerarchie della GdF, chiedeva notizie in merito al procedimento che vede il finanziere Paolo SALEMI indagato. Timpanelli, aveva più volte scritto al Ministero dell’Interno, agli ispettori del Ministero della Giustizia, al Generale della GdF, alla procura Generale di Caltanissetta, al Direttore Generale della DIA a Roma. Quest’ultimo aveva inoltrato l’esposto di Timpanelli al centro operativo della DIA di Caltanisetta. Sono infatti provati i rapporti tra Tribulato Biagio di Lentini e soggetti vicini alla mafia ed in particolare ai clan dei Nardo e dei Cappello/Carateddi operanti anche nel territorio di Lentini dove vive lo stesso Tribulato, amico di Acciaro e falso confidente del finanziere Salemi. I tre, come noto, erano seduti insieme al bar dell’orologio di Avola, 20 giorni prima l’ingiusto arresto di Timpanelli, il pomeriggio di Sabato di Pasqua 7 Aprile 2012.

 

CONDANNATO IL PROMOTER GELESE ACCIARO VINCENZO. 400.000,00 EURO INCLUSI INTERESSI E SPESE

ULTIM’ORA:  Altro che risarcimento danni ad Acciaro Vincenzo, per essere stato, a suo dire, diffamato da Domenico Timpanelli, su facebook ed a mezzo stampa. Il Giudice Civile, dott.ssa Flavia Strazzanti, ha rigettato tutte le richieste avanzate nella causa sostenuta dal promoter finanziario gelese. Al contrario, lo ha condannato a restituire, al maestro Domenico Timpanelli, la somma di € 242.500,00 oltre gli interessi legali dal 30 Aprile 2012 ad oggi.

I FATTI: Lunedì 30 Aprile 2012 Timpanelli doveva recarsi in Banca a versare l’assegno emesso dal promoter gelese Allianz-Lloyd Adriatico di Piazza Messico. Tale somma, quota capitale di un investimento, Timpanelli l’aveva consegnata ad Acciaro nel 2011, con 5 assegni circolari da 50.000,00 euro ciascuno. Ma il 30 Aprile 2012, Domenico Timpanelli non si recherà mai in banca a versare quell’assegno. Il 27 Aprile, infatti, viene arrestato per droga durante una penosa operazione fallimentare gestita dal capitano della Guardia di Finanza Paolo Salemi, dai Marescialli Iacono Salvatore e Rappoccio Antonino . In sostanza, secondo la Procura di Gela, furono create, a danno del Timpanelli, le tracce del grave reato di droga in modo che  Timpanelli non potesse più recarsi in Banca a versare l’assegno in suo possesso.  Per tale ingiusto arresto, risultano indagati, per calunnia e simulazione di reato, lo stesso promoter gelese Acciaro Vincenzo, il capitano della Guardia di Finanza Paolo Salemi di Avola e Tribulato Biagio di Lentini. Quest’ultimo che si accompagnava spesso ad Acciaro Vincenzo, sarebbe, secondo il finanziere Paolo Salemi, un promoter della Allianz-Lloyd Adriatico di Lentini, quindi collega di Acciaro. Ma Timpanelli, che non si é bevute le dichiarazioni del finanziere, ha scoperto che Biagio Tribulato, in realtà era titolare della Ionica Alimentare e Dolciaria di Carlentini, poi fallita. Quindi successivamente collaboratore presso il ristorante « El Torero » posto sulla strada statale 114 tra Catania e Siracusa, luogo, da sempre, d’incontro tra mafiosi del clan dei Nardo e dei Cappello/Carateddi. E proprio lì, una settimana dopo l’ingiusto arresto di Domenico Timpanelli, la DDA di Catania, nell’operazione denominata « Bermuda », arrestava il suo titolare Giuseppe Coniglione (in foto), per associazione mafiosa e traffico internazionale di droga. In una pertinenza del ristorante, i Carabinieri di Augusta, trovarono anche 117.000,00 euro in contanti, frutto secondo la DDA di Catania di riciclaggio, attività illecite e finanziarie gestite dai clan. Prima che il finanziere Paolo Salemi, fosse trasferito da Gela, l’allora Pubblico Ministero Silvia Benetti, chiese spiegazioni sull’arresto del Timpanelli. Costui rispondeva che il Biagio Tribulato, sarebbe un suo confidente. In realtà, un falso confidente che da una parte frequentava mafiosi e dall’altra si accompagnava al promoter gelese Acciaro Vincenzo. Il finanziere, il promoter ed il falso confidente, 20 giorni prima l’arresto di Timpanelli, si erano riuniti ad Avola, presso il bar dell’Orologio, proprio per organizzare, tra pasticcini e caffé, iniziative processuali contro Timpanelli. Inoltre, durante tutta la notte dell’arresto del Timpanelli, il finanziere avrebbe avuto contatti telefonici proprio con Tribulato Biagio ed a sua volta Triblato Biagio altri 30 rapporti telefonici e due SMS con il promoter Acciaro Vincenzo. Gli amici di merenda del bar erano quindi in continuo contatto tra loro. La vicenda penale pertanto non é affatto conclusa, benche siano trascorsi 5 anni dall’arresto dell’innocente Domenico Timpanelli . Da un punto di vista civile invece il magistrato Flavia Strazzanti, nella sentenza n° 276/17 pubblicata il 04 Aprile 2017 così conclude:  » Il Giudice Unico, definitivamente pronunciando, nella causa iscritta al n. 937/2013 R.G.A.C., ogni altra domanda o eccezione respinta, respinge l’opposizione proposta da Vincenzo Acciaro; dichiara inammissibile la domanda riconvenzionale proposta da Vincenzo Acciaro; revoca il decreto ingiuntivo opposto; in accoglimento della domanda dell’opposto, condanna Vincenzo Acciaro al pagamento di €. 242.500,00 a favore di Domenico Timpanelli oltre interessi al saggio legale dalla proposizione del ricorso monitorio al saldo; condanna Vincenzo Acciaro al pagamento delle spese di lite in favore di Domenico Timpanelli che si liquidano in €. 5.635,00 di cui €. 1.215,00 per la fase studio, €. 775,00 per la fase introduttiva, €. 1.620,00 per la fase istruttoria, €. 2.025,00 per la fase decisionale, oltre spese generali IVA e CPA come per legge. » Le proprietà del promoter Acciaro Vincenzo subiranno presto, la seconda asta giudiziaria, dopo che la prima del 2015 andò deserta ed il valore dei beni ridotto.

SCOPERTA A GELA EVASIONE MILIONARIA, « BRILLANTE » OPERAZIONE DELLE FIAMME GIALLE

Secondo i finanzieri che hanno gestito questa ulteriore inchiesta fallimentare, a carico dell’insegnante gelese e promoter turistico Domenico Timpanelli, ci sarebbe una maxi evasione € 1.275.338,54 per gli anni d’imposta 2009, 2010 e 2011. Invece, per il P.M. Monia Di Marco che ha chiesto l’archiviazione, accolta dal GIP, la ricostruzione del maggior reddito, è stata operata dalla Guardia di Finanza “su criteri presuntivi…..che non possono utilizzarsi come prove dei fatti in ambito penalistico e che, pertanto, anche con riferimento all’annualità 2010, gli elementi acquisiti non sono sufficienti a fondare un giudizio di responsabilità a carico del Timpanelli”. Ne deriva che,   l’errore di calcolo commesso dai finanzieriammonta, al momento, secondo i conteggi dell’Agenzia delle Entrate, ad € 1.108.844,89

Foto dell’asino in volante

“Sono abituati a sbagliare anche in matematica… e sbagliano ormai da almeno 10 anni, dopo tante inconcludenti inchieste che mi hanno visto sempre, a torto, indagato ed accusato di reati farlocchi tra i più vari, sempre poi archiviati e con non luogo a procedere” sostiene Timpanelli. Possibile sbagliarsi di una cifra così alta? Timpanelli, giura di non avere mai visto queste somme, promette battaglia e non esclude la possibilità di presentare una nuova querela per atti persecutori e stalking giudiziario. Secondo lo stesso, potrebbe infatti esserci nell’accanimento, un tentativo di farlo ingiustamente processare e che, se riuscito, doveva “restituire la faccia” a quel finanziere che ha condotto varie inutili inchieste contro Timpanelli concluse tutte e sempre con archiviazioni, assoluzioni, figuracce del finanziere e non luogo a procedere. Dal 2008 ad oggi, sono 11 le inchieste che alcuni finanzieri di Gela hanno promosso a carico del Timpanelli: 11 le archiviazioni ed il non doversi procedere. Tra tutte, la più clamorosa, quella in cui  il maestro Domenico Timpanelli, venne ingiustamente arrestato per droga durante una perquisizione ancora piena d’ombre ed ambiguità.  Poi riconosciuto innocente e vittima di complotto dagli stessi magistrati che prima ne avevano firmato l’arresto.

Pacco contenente mezzo kilo di legno che non passa tra parafango e ruota

Ed è qui che vengono fuori gravissimi errori dei finanzieri, stranezze, dubbi, incongruenze, zone d’ombra, telefonate tra il capitano Paolo Salemi ed il suo falso confidente amico dei mafiosi del clan Cappello o la merenda al bar tra lo stesso capitano Paolo Salemi ed il falso confidente, oggi accusato di avere portato la droga da Catania a Gela per incastrare Domenico Timpanelli. E più il capitano Paolo Salemi, raccoglieva confidenze, denunce e promuoveva inchieste contro Timpanelli, più raccoglieva fallimenti ed archiviazioni. Così da accusatore, il capitano diventa indagato assieme al suo falso confidente Biagio Tribulato di Lentini ed all’ex promoter Allianz di Gela Acciaro Vincenzo, compagni di merenda al bar dell’orologio di Avola dove il predetto finanziere vive: tutti iscritti nel registro degli indagati per calunnia e simulazione di reato. Ed il fallito tentativo di fare processare Timpanelli per evasione fiscale, si sviluppa a seguito di alcune dichiarazioni rese dallo stesso capitano Paolo Salemi, sentito a processo per calunnia contro Biagio Tribulato di Lentini, processo in cui Timpanelli è parte offesa. Il 23 Aprile 2015, il capitano Salemi, è sentito dai magistrati per spiegare i contenuti della sua inchiesta fallimentare che portò in carcere l’innocente gelese accusato falsamente di detenzione e spaccio di droga. Durante l’udienza, il finanziere, oltre ad abbandonarsi ad alcuni momenti di evidente nervosismo, continua ad accusare il maestro Domenico Timpanelli, definendolo “pericoloso” benché i magistrati lo ritengano innocente e vittima. E’ evasivo però il finanziere quando vengono poste domande ben precise sul momento del ritrovamento di un grosso pacco di mezzo kilo di hascisc che sarebbe stato estratto da dietro la ruota esterna alla vettura del Timpanelli. Evasivo anche quando il PM gli chiede se Timpanelli avesse visto estrarre il predetto pacco contenente la droga, evasivo sul dove Timpanelli si trovasse in quel momento, evasivo anche sull’arco temporale, ovvero sul momento preciso del ritrovamento: se prima, durante o a perquisizione finita.

Foto dal film « Complotto ». La vettura del Timpanelli e la ruota da dove sarebbe stato estratto, al grido di Bingo, un solo pacco contenente mezzo kilo di hascisc

Ed è proprio in quell’udienza che, il finanziere, anziché rispondere alle domande, ad un certo punto, esce fuori dal tema del processo droga e dichiara: “Abbiamo fatto pure degli accertamenti reddituali nei confronti del signor Timpanelli Domenico…..Dalle precedenti dichiarazioni dei redditi risultavano poche migliaia di euro dichiarate dal signor Timpanelli,…..onde per cui il sospetto nasce spontaneo, come riceve questi soldi”?  Fa centro il PM quando dichiara che l’inchiesta di evasione fiscale, promossa dalla GdF si è basata “su criteri presuntivi…..che non possono utilizzarsi come prove dei fatti in ambito penalistico…” Solo ipotesi quindi, illazioni, supposizioni, esempi fuorvianti, ma di prove nulla. E lo stesso avviene quanto il predetto finanziere tenta maldestramente di porre dubbi sulla innocenza del Timpanelli, dichiarando nella stessa udienza: “Vorrei dire un’altra cosa, che con le stesse modalità d’intervento , una settimana dopo abbiamo sequestrato ed arrestato un altro soggetto con 6 kili di hascisc, con le stesse identiche modalità e poi ovviamente ha riconosciuto la responsabilità del reato commesso ed è stato patteggiato pure”. E così un processo in cui Timpanelli è solo vittima e parte offesa, il finanziere Salemi lo trasforma in tutta una serie di farneticanti accuse. MA PER NASCONDERE COSA? “Non vedo l’ora di essere interrogato” sostene Timpanelli. “Benché credo che anche i magistrati abbiano capito cosa ci sia dietro questa vicenda, farò di tutto affinché si vada in profondità. Sono pericoloso perché se riesco a fare scoprire tutta la verità, qualcuno potrebbe pagare caro il conto con la Giustizia… Ho chiesto di essere interrogato anche per diverse ore perché io non ho paura della verità anzi al contrario prego Dio che aiuti me e lo Stato, che siamo parti offese a Processo, a scoprire tutta la verità. Se dovessi fare esempi, come fa il finanziere Salemi, il primo che mi viene in mente è quello di ricordare al predetto che con stesse o simili modalità, l’ispettore Antonino Massimo Galvagna, in servizio presso la Questura di Catania, assieme ad esponenti proprio del clan Cappello/Carrateddi, fu arrestato per estorsione aggravata in concorso con l’utilizzo del metodo mafioso. Tra le minacce ipotizzate dalla DDA di Catania vi era anche quella di fare arrestare ingiustamente le vittime, dopo aver fatto ritrovare della droga”.

« O MI DAI QUANTO TI CHIEDO O TI FACCIO ARRESTARE E TI FACCIO TROVARE CON LA DROGA ADDOSSO »  (http://www.sudpress.it/il-poliziotto-arrestato-era-stato-anche-encomiato/) 

Il processo contro il falso confidente Biagio Tribolato di Lentini è fissato a Gela il 27 Maggio ed in quell’udienza, verrà sentita proprio la parte offesa Timpanelli Domenico che promette di consegnare al Giudice un documento che potrebbe mettere in discussione sia le modalità della perquisizione che lo stesso ritrovamento del pacco di droga. Sentiti dai magistrati, alcuni finanzieri hanno dichiarato, tra l’altro, che il cane antidroga non aveva mai abbaiato e che durante il ritrovamento del pacco di droga, Timpanelli era di spalle e distante dalla sua autovettura. Quindi, aggiunge Timpanelli, « questo dimostra quello che ho sempre dichiarato e cioé che il ritrovamento é avvenuto quando la perquisizione era già conclusa. Nulla fu mai trovato durante la perquisizione,  né durante la prima parte, avvenuta in strada, né, durante la perquisizione successiva avvenuta dentro uno spiazzale, dopo che il Salemi Paolo mi chiese di spostare la mia autovettura dalla strada ad un vicino parcheggio più ritirato ».

 

 

 

 

 

INTERCETTAZIONI A GELA: « U FATTU DA MACHINA S’AVIA A FARI ». « NO, NO, NO, NON LO FARE QUEL DISCORSO »…

09Il 20 Giugno 2012,  si trovano in Procura a Gela, l’ex promoter della Lloyd Adriatico di Piazza Messico, ACCIARO VINCENZO ed il suo collaboratore in affari, il lentinese TRIBULATO BIAGIO. I due stanno rendendo dichiarazioni, poi rivelatesi false, contro l’insegnante gelese Domenico Timpanelli, ingiustamente accusato di droga ed usura ed oggi riconosciuto totalmente innocente. Tribulato Biagio ed Acciaro Vincenzo non sono pienamente consapevoli che nella sala d’attesa ci sono le microspie. Quattro ore di intercettazioni, poi copiate su un CD, finito, due anni più tardi, nelle mani del maestro Timpanelli.  « Materiale interessante » disse subito l’insegnante, che si recò, il 18 Giugno 2014, da un ex maresciallo dei carabinieri, oggi consulente fonografico presso il Tribunale di Agrigento.  Intercettazioni contenute in un fascicolo di 90 pagine che Timpanelli ha fatto recapitare sia alla Procura di Gela, che a quella Generale di Caltanissetta.  Tra varie conversazioni e sussurri, c’é un passaggio in cui Tribulato Biagio si rivolge ad Acciaro Vincenzo: « Perché oggi siamo qui al Tribunale…Eh penzu ca se c’erano i sordi e un si studiava a strategia…. Qua si deve fare per forza u fattu da machina… Qua si deve fare per forza quella strategia per deviare… »  Ed Acciaro interrompendo Tribulato: « No, no, no…non lo fare quel discorso…. »  Poco dopo, lo stesso Tribulato, rivolgendosi al promoter Acciaro: « Queste strade possono essere sbagliate, possono essere giuste, booh, chi lo sa »?  Come noto, Lunedì 30 Aprile 2012, Domenico Timpanelli, doveva recarsi in Banca a versare un assegno a firma del promoter Acciaro, soldi che Timpanelli aveva investito e che Acciaro aveva fatto sparire. la Procura della Repubblica di Gela, ha accertato che se Timpanelli fosse andato in Banca, la mattina del 30 Aprile, avrebbe versato un assegno vuoto, considerato che, nel conto del promoter, non c’erano soldi ed anzi il conto era in rosso. L’assegno, a garanzia del capitale versato da Timpanelli ed  emesso dal promoter gelese ACCIARO VINCENZO era carta straccia.

Assegno consegnato al maestro Timpanelli quale garanzia delle 250 mila euro da lui versate al promoter. Tale assegno é risultato carta straccia
L’ASSEGNO-CARTA STRACCIA, EMESSO DAL PROMOTER GELESE ACCIARO VINCENZO E CONSEGNATO  AL MAESTRO DOMENICO TIMPANELLI.

« Controlli fatti dalla Procura, hanno accertato che i soldi che io avevo investito dagli Acciaro erano soldi puliti, frutto di tanto mio lavoro e sacrifici » dichiara Timpanelli. « Non so però se la Procura di Gela abbia mai verificato come Acciaro abbia speso i miei soldi, assieme a chi, o se abbia regalato una parte di denaro a qualcuno. Una cosa però é certa che quelli erano i miei risparmi, che mi sono stati sottratti con l’inganno di un investimento che fu invece una truffa ». Il 27 Aprile 2012, Domenico Timpanelli, venne arrestato in una operazione ambigua, gestita dal capitano Paolo Salemi di Avola, allora comandante del nucleo operativo della Guardia di Finanza di Gela. Dopo una perquisizione già conclusa, dalla ruota anteriore sinistra della vettura del Timpanelli, sarebbe uscito fuori un solo pacco contenente mezzo kilo di hascisc e 5 grammi di cocaina. Timpanelli ed il suo avvocato Rocco Fasciana, che nel frattempo si erano allontanati e che davano le spalle ai finanzieri,  non videro nulla, semmai sentirono gridare « Bingo »! I tre pacchi esposti sul tavolo della caserma con i sigilli della Guardia di Finanza, (foto principale di questo articolo), sono la prova del fallimento di tutta l’operazione. « Quanto rappresentato sulla foto di copertina, non é il corpo del reato che sarebbe stato estratto da dietro la ruota » sostiene Timpanelli.  « Quello che sarebbe stato ritrovato, era un solo grosso pacco, imballato con la stessa tipologia di nastro e stesso colore che avvolge i tre pacchetti in foto e che furono « rifatti » in caserma dai finanzieri, dopo il mio ingiusto arresto ».  Dopo quella perquisizione molto ambigua, l’involucro che avvolgeva il corpo di reato originale sparì ed assieme al predetto,  sparirono anche le impronte digitali benché il Timpanelli e sua madre, chiedevano disperatamente di farle verificare. Né mai Timpanelli o il suo avvocato vennero chiamati, durante il ritrovamento e l’estrazione del pacco di droga da dietro la ruota. Tutto avvenne in pochi secondi, dietro le spalle di Timpanelli e del suo avvocato, a pochi metri di distanza.11 Il promoter Acciaro, che doveva restituire 250.000 euro al maestro Timpanelli, Tribulato Biagio, soggetto amico di alcuni mafiosi del clan Cappello di Catania e del clan dei Nardo del siracusano, il capitano della finanza Paolo Salemi, sono le tre persone chiave di tutta la vicenda. I tre sono quelli che si seggono insieme al bar dell’orologio di Avola, 20 giorni prima dell’arresto del Timpanelli e, tra pasticcini e caffé, discutono su come fare fuori il maestro. I tre, sono quelli che si telefonano per tutto il giorno, il 26 Aprile 2012 nonché durante tutta la notte del 27 Aprile, anche quando il capitano Paolo Salemi, é impegnato ad arrestare Timpanelli: decine di telefonate tra Tribulato ed Acciaro e tra Tribulato ed il capitano Salemi Paolo. Oggi, i tre risultano essere indagati per simulazione di reato e Tribulato già processato in contumacia per calunnia, in quanto lui sarebbe il FALSO  « confidente »  del capitano Paolo Salemi. Il capitano Paolo Salemi ha dichiarato che Biagio Tribulato é un confidente nonché un promoter della Allianz di Lentini. Ma da indagini personali fatte dal maestro, Tribulato non solo non sarebbe un confidente ma non avrebbe neppure mai lavorato come promoter della Allianz.968342315 Tribulato, per un certo periodo, avrebbe gestito una ditta dolciaria, avrebbe lavorato presso il ristorante  » IL TORERO », lungo la strada Catania/Siracusa, luogo d’incontri tra mafiosi ed il cui titolare é quel Giuseppe Coniglione (in foto a sinistra), organico al clan Cappello/Carrateddi, arrestato, nel Maggio del 2012, nell’operazione della DIA denominata « Bermuda ». In una pertinenza del ristorante, i carabinieri della compagnia di Augusta, trovarono 117.000,00 euro in contanti.
Tra le dichiarazioni più inquietanti, spicca proprio quella del promoter Vincenzo Acciaro, il quale sostiene che il capitano Paolo Salemi, gli aveva detto che Timpanelli era legato a fatti di droga con Catania. Acciaro dichiara addirittura che lui era a conoscenza che quella notte Timpanelli doveva essere arrestato. Ormai da anni, Timpanelli chiede ai magistrati della Procura di Gela, un esperimento giudiziale al fine di potere vedere come quella droga sarebbe stata introdotta ed estratta da dietro la ruota esterna della sua vettura sportiva e con le ruote maggiorate. Dopo l’ingiusto carcere che bloccò Timpanelli dal versare l’assegno a firma di Acciaro Vincenzo, nel Maggio 2013, il maestro Timpanelli Domenico é stato definitivamente prosciolto da tutte le accuse mosse dal promoter Vincenzo Acciaro, dal falso confidente Biagio Tribulato e dal finanziere Paolo Salemi.  Purtoppo, ancora oggi, la Procura di Gela non lo ha sentito come parte offesa, né risultano essere processati alcuni possibili correi vicini al falso confidente Tribulato Biagio. Eppure il giudice Lirio Conti scrisse di « complotto ordito ai danni del Timpanelli ANCHE  da chi aveva interesse a far sì che il Timpanelli non portasse all’incasso la somma indicata nell’assegno »…. L’interesse affinché il Timpanelli non portasse all’incasso quell’assegno vuoto non era certo di Tribulato Biagio, già processato per calunnia o comunque se tale interesse fosse stato anche del Tribulato, probabilmente il predetto lo condivideva con altri correi. A quasi 5 anni dall’ingiusto arresto del maestro Domenico Timpanelli, la verità é ancora lontana.



 

GELA, SOLDI DALL’ESTERO ALLA SCUOLA UMILIATA. LA PRESIDE: « DAREMO SPERANZA A CANTINA SOCIALE »

Un primo bonifico di € 5.000,00 già inviato a Scuola da un giovane amministratore arabo, non è che l’acconto di un progetto ambizioso che in due anni potrebbe portare la Scuola Elementare “Cantina Sociale” di Gela ad essere una tra le più moderne d’Italia.zi6_0883

A prometterlo, sono un gruppo di società con sedi a Doha, Tunisi e Montréal che, con il supporto dell’ Università di Francoforte, invieranno, sul conto della Scuola Gelese, fondi da spendere per il benessere dei propri alunni. In particolare, gli imprenditori associati al network Voyage en Italie, hanno voluto chiamare il programma di aiuti “RÊVES D’ENFANTS”. Aumentando di 20$ a persona il viaggio acquistato presso alcuni Tour Operator Canadesi e di 80 Riyal presso alcune Agenzie di Viaggio del Qatar, uomini d’affari o viaggiatori, che acquisteranno un pacchetto turistico o un volo verso l’Italia, pagheranno, incluso nel viaggio, la somma destinata al progetto. 
1“Vogliamo realizzare quei piccoli sogni che bambini di periferia manifestano allo stesso modo dei figli
di papà”
spiega Sai Mohamed, amministratore di una delle aziende del network. Favorevolmente sorpresa la preside Agata Gueli, che gestisce l’Istituto Comprensivo “E.Mattei” Gela e Butera e di cui fa parte il plesso “Cantina Sociale”, da sempre, plesso abbandonato e deprivato anche degli arredi scolastici. Ricordiamo che, dal  1° Settembre 2016, il Ministero dell’Istruzione ha tolto “Cantina Sociale” alla gestione del II° Circolo Didattico di Gela. Il plesso é stato poi consegnato il 5 Settembre, alla nuova preside Agata Gueli, in uno stato di totale abbandono, pieno di sporcizia, di carcasse di blatte ovunque e, fatto gravissimo, con i computer funzionanti scomparsi, quelli vecchi e rotti accatastati a mò di discarica, il wifi non più esistente e le lavagne elettroniche chiaramente strappate dalle pareti delle classi.
Su dove siano finiti i beni in dotazione alla Scuola è un mistero benché alcune mamme del quartiere giurano di avere visto, prima del passaggio delle consegne, un camion del Comune di Gela portarsi via gli arredi, anche quelli divelti dalle mura delle classi. “Pensavamo che il camion del Comune fosse venuto per portare altri arredi ed invece, li abbiamo visti portarsi via quei pochi beni utili ai nostri bambini” sostiene una delle mamme. Un insegnante, allora,

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avvia contatti con uno degli Assessori del Comune di Gela ma questi sostiene di non essere a conoscenza dell’accaduto. Allora, chi ha calpestato i bambini di Cantina Sociale? Chi oltraggiato quella Scuola? Il tutto sembrava essere avvolto nel mistero fino al 27 Settembre scorso, quando un gruppo di turisti Canadesi, incontrano per un cocktail sul lungomare gelese, l’assessore Francesco Salitritro. C’è anche la presenza discreta di un insegnante e, tra i turisti, due manager della “Premium Tours” e del Tour Operator “Quel Beau Voyage”. E’ lì, su una spiaggia dorata in un giorno di sole, che maestro, preside ed imprenditori esteri, concordano che i sogni dei bambini, “les rêves d’enfants” la strega non dovrà mai più rubarli. E così in una Cantina Sociale che sembra uscita da una novella verghiana, l’arrivo della nuova preside, porta finalmente un vento di reazione alla atavica rassegnazione. La stessa, si reca nel plesso oltraggiato, lasciando vuota la poltrona in direzione e scendendo dall’alto della collina ai piani bassi e periferici della città. La prima volta di una preside in quella Scuola, diranno i genitori stupiti. E così la voglia di reagire, di fare, pervade il quartiere ed il 4 Ottobre, giorno di San Francesco, Scuola e comitato di quartiere, organizzano una giornata ecologica coinvolgendo gli abitanti a ripulire giardini e spazi pubblici. Un vento nuovo tra la gente, una reazione positiva.

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Con l’arrivo del nuovo, a Cantina Sociale capiscono che è proprio giunto il momento di voltare pagina, di ripulire quanto di sporco è stato lasciato, di dimenticare presto quel vecchiume e quelle blatte che una volta vagavano per i corridoi di quella Scuola e che ora non ci sono più. Una storia cominciata male ma una bella storia che dà certo una seria lezione di vita a tanti.  Anche a Cantina Sociale, tante mamme e papà avranno, per i loro bambini, quella stessa attenzione e quelle pari opportunità, così come alcuni sanno fare altrove ma per i figli di papà.

 

 

GELA, LA SCUOLA OLTRAGGIATA

Il tempo sembra essersi fermato a Giugno, al dopo festa di fine anno, momento in cui si é agito indisturbati, lontano dagli occhi indiscreti di maestri, alunni e delle loro mamme che già da anni reclamano una maggiore attenzione per il loro quartiere ed i loro figli.
IMG-20160906-WA0005La Scuola Elementare “Cantina Sociale” di Gela, devastata ed imbrattata, sporca e piena di carcasse di blatte a pancia in sù. Questo è quanto hanno trovato questa mattina gli insegnanti che si sono recati nel Plesso per mettere un po’ d’ordine nelle classi e preparare l’accoglienza degli alunni, il 12 Settembre, primo giorno di Scuola. Lavagne elettroniche divelte e scomparse, apparecchiature varie sparite, computer rotti ammassati nella sala docenti, trasformata in discarica. IMG-20160906-WA0008Questa volta però non si tratterebbe di un atto vandalico come il fuoco che, anni fa, bruciò alcune classi del plesso. La questione, più complessa, rischia di finire sui tavoli del Ministero dell’Istruzione se non su quelli della Procura. “Cantina Sociale” è un plesso con una ampia utenza che fino al 31 Agosto era gestito dalla Direzione Didattica del II° Circolo di Gela, nella persona della Preside Clizia Nobile. Dal 1° Settembre il Ministero le ha tolto la gestione del Plesso affidandola alla Preside della Media “Enrico Mattei”, prof.ssa Agata Gueli. Fonti accreditate sostengono che la perdita del Plesso “Cantina Sociale” comporterà per il II° Circolo una riduzione di contributi che di norma sono erogati anche in base al numero di insegnanti ed alunni che compongono la popolazione scolastica. E proprio la scuola Cantina Sociale, quando faceva parte del II Circolo Didattico, aveva beneficiato della “realizzazione infrastrutturale per l’innovazione tecnologica” come cita il cartello ancora attaccato all’ingresso del medesimo Plesso. IMG-20160906-WA0004Ad accusare apertamente alcuni insegnanti e la stessa preside del II° Circolo di Gela, è la stessa fonte, che ha realizzato un report fotografico, dello stato attuale in cui versa la scuola “Cantina Sociale”. Responsabili, sostiene, di avere fatto asportare, dal plesso Cantina Sociale, tutti quei beni, sottratti ai bambini disagiati della periferia per ingrassare il II° Circolo Didattico e metterli a disposizione dell’utenza più “prestigiosa” di Caposoprano. “Questo è il motivo per cui le chiavi del Plesso Cantina Sociale sono state consegnate, alla nuova preside,  solo il 6 Settembre, a pochi giorni dall’inizio della Scuola” sostiene la fonte, mentre in una situazione normale, il passaggio di consegne sarebbe dovuto avvenire in Estate. Esterrefatti tutti gli insegnanti e la nuova Preside Gueli che oggi, per la prima volta si sono recati alla Scuola Cantina Sociale mentre una intera squadra sta effettuando una pulizia straordinaria. “Non abbiamo più il wifi, si sono portati via tutto”, sbotta amareggiato un insegnante. “Le conquiste di una scuola ed i beni acquisiti dovrebbero rimanere agli alunni dove la scuola è ubicata”, controbatte un altra maestra. La stessa preside Agata Gueli sostiene che la Scuola appartiene all’utenza e quando si va via, nessuno ha il diritto di toccare arredi e beni che dovevano continuare a fare parte di quella scuola e rimanere al servizio di quegli alunni e di quel plesso di periferia. Ed a Cantina Sociale le mamme sono già sul piede di guerra…

GELA, NUOVA DENUNCIA DEL MAESTRO CONTRO IL MINISTERO DELLE FINANZE

ALCUNI POLIZIOTTI TEDESCHI, AMICI DEL MAESTRO, CHIEDONO, DI PORTARE IN GERMANIA, LA PEUGEOT DOVE, DIETRO LA RUOTA ESTERNA ANTERIORE,  SAREBBE STATA RINVENUTA LA DROGA  DAI FINANZIERI DI GELA. INTERESSATA  L’UNITA’ CINOFILA DI FRANCOFORTE

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Una prima richiesta danni per ingiusta detenzione aveva dato ragione al maestro Domenico Timpanelli ed un anno fa, la Corte d’Appello di Caltanissetta, aveva riconosciuto un parziale risarcimento rifiutato dal Timpanelli che aveva proposto opposizione presso la Corte di Cassazione a Roma. Ma di recente la Cassazione ha confermato la sentenza di Caltanissetta. Timpanelli, ha quindi dato mandato ai suoi legali di citare lo Stato Italiano per averlo ingiustamente arrestato e imprigionato il 27 Aprile 2012  dopo che, ad oggi, personaggi ufficialmente ignoti, avevano simulato a suo carico le tracce del reato di droga. “Sono convinto che la Suprema Corte dei diritti dell’uomo di Strasburgo, valuterà attentamente tutta la vicenda prima di emettere l’ ultima sentenza. Conosco bene Strasbourg, per avere vissuto da giovane anche in Alsazia e per averci parzialmente frequentato l’Università”, sostiene Timpanelli.

qqqIntanto, una nuova richiesta di risarcimento per danni morali, é già partita contro il Ministero delle Finanze e contro il comunicato stampa scritto e poi divulgato dalla Guardia di Finanza che utilizzò, a tal proposito, tutte le testate giornalistiche e reti televisive, nonché tutti i portali di notizie “on line”. La notizia di detenzione di droga, da parte del Timpanelli, rivelatasi totalmente falsa, era già stata presentata fin da subito in modo ambiguo particolarmente nella parte in cui il finanziere, scrivendo a tutta la stampa, comunicava che la droga era “nascosta e custodita nella sua autovettura” quando invece un pacco da mezzo kilo di hascisc, sarebbe stato estratto da dietro la ruota anteriore esterna dopo però che la perquisizione era finita e quando Timpanelli ed il suo avvocato erano di spalle e distanti dall’autovettura. Il Comunicato Stampa, emesso dalla Guardia di Finanza, ha quindi portato in errore tutti i giornalisti i quali hanno creduto e poi scritto  che la droga si trovasse dentro l’abitacolo, ovvero dentro la sua autovettura come falsamente pubblicato dai giornali La Sicilia, il giornale di Sicilia, A.N.S.A. Repubblica, La gazzetta del Sud, Rai e tantissime altre testate locali e nazionali. Era la notizia choc del maestro laureato che doveva fare scalpore, era l’immagine dell’educatore di bambini accoppiata a quella criminale del venditore di hascisc e canne, dello spacciatore, era questo paragone forte in notizie di stampa diffuse ai quattro venti che doveva creare disgusto nell’opinione pubblica. Un danno ingiusto ed enorme con gravissime frasi lesive dell’onore, dell’immagine del maestro a cui diversi genitori avevano affidato i loro bambini. “I finanzieri di Gela mi hanno anche denunciato per detenzione di monete romane di poco valore che invece qualcuno tra loro, grande esperto numismatico, ha  definito a torto “di notevole valore commerciale” quel qualcuno che poi fu doverosamente smentito dalla Sovraintendenza ai Beni Culturali. Ed anche in merito alle monete romane, pure quel procedimento fu archiviato come tutti quelli attivati dall’ufficiale di Finanza che nel 2012 prestava servizio a Gela. “Ho scritto più volte alla GdF di Gela chiedendo di avere copia del comunicato stampa che loro hanno trasmesso a Caltanissetta e, tramite il Comando Provinciale, lo hanno fatto recapitare a tutte le TV e giornali. I finanzieri me lo hanno sempre negato e tra mille scuse mi hanno risposto che si tratta di un documento interno. Eppure lo hanno fatto avere al mondo intero creando tramite la stampa, nell’opinione dei genitori  dei miei alunni, negli stessi bambini ed in tutta la società, lo scandalo raccapricciante di un mostro mascherato da insegnante.

Il comunicato stampa che la GdF ha inviato a giornali e TV e che ha rifiutato di dare al maestro Timpanelli
Il comunicato stampa che la GdF ha inviato a giornali e TV e che ha rifiutato di dare al maestro Timpanelli. Cliccare sull’immagine per ingrandirla e renderla leggibile

Ecco perché ho intrapreso una nuova azione legale che porterò fino in fondo ». I giornalisti? “ Furono dei creduloni, alcuni in cerca di notizie ad effetto ed ecco perché alcuni di loro li ho citati come testi ed al momento opportuno, avranno l’obbligo di testimoniare e dire la verità”. Nel frattempo Martedì 24 Maggio riprende in Tribunale a Gela il processo contro Biagio Tribulato, amico e socio del promoter gelese nonché presunto confidente dell’ufficiale di finanza, titolare delle inchiesta contro Timpanelli, tutte archiviate. Saranno sentiti altri finanzieri e lo stesso promoter gelese. Tribulato è accusato dalla Procura di Gela di avere simulato, a carico di Timpanelli, le tracce del reato di droga, proprio quella droga che il finanziere avrebbe estratto da dietro la ruota anteriore della Peugeot del Timpanelli e che innalzava in segno di vittoria, come un trofeo di guerra. Intanto alcuni poliziotti tedeschi, amici del Timpanelli, hanno chiesto al maestro di portare, in Germania, l’autovettura nella quale, dietro una ruota esterna, venne rinvenuta la droga, sembrerebbe per un esperimento proposto dall’unità cinofila di Francoforte.

GELA, INDAGATO PER CALUNNIA E SIMULAZIONE DI REATO IL FINANZIERE CHE ARRESTO’ TIMPANELLI

Quattro anni fa, era il 27 Aprile del 2012, l’ingiusto arresto di Domenico Timpanelli, oggi insegnante in una Scuola Statale di Gela. Per quei fatti, a seguito di una denuncia del Timpanelli, che ha chiesto ai Giudici di accertare cosa fosse realmente accaduto, é formalmente iscritto nel registro degli indagati l’ex comandante del nucleo operativo della Guardia di Finanza di Gela. Per gli stessi reati, risultano indagati anche l’ex promoter della Allianz Bank/Lloyd Adriatico di Gela ed il Lentinese Biagio Tribulato, amico e socio in affari del promoter gelese nonché presunto confidente del finanziere. In questa vicenda, dalle indagini della Procura, sfociate in giudizio innanzi al Tribunale di Gela, è emerso che Biagio Tribulato manteneva rapporti con soggetti vicini al clan Cappello/Carrateddi e con soggetti indirettamente vicini al clan Nardo di Lentini. In particolare, secondo l’ipotesi della Procura, durante tutto il periodo che precede l’ingiusto arresto del maestro Timpanelli, Tribulato, manteneva diversi contatti con un mafioso catanese, poi arrestato per associazione mafiosa e commercio di droga nell’operazione “Bermuda” gestita dalla DDA di Catania. Sarebbe proprio Biagio Tribulato, già processato a Gela per calunnia in danno al maestro Timpanelli, che avrebbe portato, secondo l’accusa, il pacco di droga da Catania a Gela, per incastrarlo, la stessa notte in cui il tenente della finanza, organizzava il blitz contro il maestro Domenico Timpanelli, arrestato per droga la mattina del 27 Aprile 2012. Dalle indagini si è scoperto che, quella notte, Biagio Tribulato, era partito da Lentini recandosi a Catania in una zona di spaccio gestita dal clan Cappello/Carrateddi. Più tardi, nella stessa notte, ripartito per Gela per recarsi, intorno le 3,00 del mattino, nei pressi dell’autovettura Peugeot 308 CC bianca di proprietà del Timpanelli, parcheggiata sulla Via Sabbioncello dove allora il maestro viveva. Ciò che emerge dagli atti d’indagine è che, durante quella notte, non solo vi furono circa 30 rapporti telefonici e due SMS tra Biagio Tribulato ed il promoter gelese, ma anche diverse telefonate tra lo stesso imputato Biagio Tribulato ed il tenente della finanza, precisamente alle ore 03,44 – 04,03 – 04,18 – 04,57 – 05,03 – 06,26 – 07,47 – 07,52 – 14,57 – 21,35 ultima telefonata avvenuta poche ore dopo il trasferimento in carcere di Domenico Timpanelli. Ed anche il giorno prima, il 26 Aprile 2012, il tenente della Finanza e Biagio Tribulato si erano sentiti telefonicamente alle ore 10,02 – 10,04 – 11,48 – 12,28 20,28. Ma perché il maestro Timpanelli doveva essere arrestato?

Assegno consegnato al maestro Timpanelli quale garanzia delle 250 mila euro da lui versate al promoter. Tale assegno é risultato carta straccia
Assegno consegnato al maestro Timpanelli quale garanzia delle 250 mila euro da lui versate al promoter quale quota capitale dell’investimento. Tale assegno é risultato carta straccia

Qual’era il movente? Su questo il Gip Lirio Conti ed il PM Silvia Benetti, che scoprirono il complotto liberando il maestro Timpanelli, non avevano dubbi, poiché nel decreto di scarcerazione, il GIP scriveva che “a fronte del fatto che Timpanelli non risulta mai essere stato coinvolto in vicende afferenti gli stupefacenti, è emerso con chiarezza anche l’interesse dei soggetti cui il Timpanelli ha fatto riferimento nei suoi interrogatori a fare in modo che lo stesso non potesse incassare la somma indicata nell’assegno. Peraltro concorrono a suffragare la tesi del complotto ordito ai danni del Timpanelli sia l’esame dei dati del traffico telefonico acquisiti, sia il fatto che lo stupefacente rinvenuto fosse allocato in una parte dell’auto dell’indagato cui potevano accedere anche persone dall’esterno”. Timpanelli, infatti, era impaurito che l’investimento fatto un anno prima presso il promoter gelese fosse un imbroglio e per tale motivo Lunedì 30 Aprile 2012 si sarebbe recato in Banca a versare l’assegno a garanzia dell’investimento per recuperare la propria quota capitale. Ma Venerdì 27 Aprile il maestro Timpanelli viene arrestato al grido gioioso del finanziere di “Bingo”. Un pacco da mezzo kilo di hascisc e 5 grammi di cocaina sarebbero stati estratti, dentro un unico involucro, da dietro la ruota esterna della macchina del Timpanelli, solo dopo che la perquisizione era terminata e mentre Timpanelli ed il suo avvocato Rocco Fasciana si erano allontanati lasciando di spalle l’autovettura ed i finanzieri.

La droga venne estratta dalla ruota anteriore sinistra, a perquisizione conclusa, mentre Timpanelli e l'Avv. Fasciana si trovavano di spalle a destra sotto la palma
La droga venne estratta dalla ruota anteriore sinistra, a perquisizione conclusa, mentre Timpanelli e l’Avv. Fasciana si trovavano di spalle a destra sotto la palma

“Il cane non abbaiò mai, il tenente disse testualmente che la perquisizione era finita e che dovevo chiudere cofano anteriore e posteriore nonché gli sportelli laterali della mia autovettura” sostiene Timpanelli. “Chiesi al mio avvocato di spostarci perché dovevo parlargli in privato e così, lasciammo i finanzieri e l’autovettura alle spalle, ci portammo a 5/6 metri da loro, sotto una palma ma non ebbi neppure il tempo di chiedergli nulla che subito sentimmo delle grida e poi tra tutte, quelle di giubilo: Bingo!! Il finanziere avrebbe estratto il pacco da mezzo kilo di hascisc da dietro la ruota anteriore della mia autovettura, a mani nude, e senza neppure chiamarci, farci vedere con i nostri occhi o prendere foto del luogo dove fosse allocata la droga. Le grida disperate mie e di mia madre di prendere le impronte digitali, non furono mai ascoltate dai finanzieri. Infatti, oggi in Procura non c’è nessuna traccia del corpo di reato così come estratto, nessuna sua foto, nessuna sua misura, né la plastica che avvolgeva la droga e che conteneva sicuramente impronte digitali e tracce importanti”. 

La scena che Timpanelli vide girandosi: la fiancata destra dell'autovettura ed al di là il finanziere con la droga in mano in segno di vittoria
La scena che Timpanelli vide girandosi: la fiancata destra dell’autovettura ed al di là il finanziere con la droga in mano in segno di vittoria

Le indagini, a carico di Biagio Tribulato, hanno anche accertato che 20 giorni prima l’arresto del maestro Timpanelli, il tenente della finanza, il promoter e l’imputato Biagio Tribulato, si riunirono presso il bar dell’orologio di Avola, città dove vive lo stesso tenente. Da tale incontro sarebbe scaturita una denuncia di usura  contro il maestro Domenico Timpanelli, poi anch’essa archiviata. Una storia contorta, incredibile per la quale oggi tutti i finanzieri sono sentiti come testi nel processo contro il presunto confidente Biagio Tribulato. Una serie di testimonianze contraddittorie, a volte opposte per una verità ancora lontana e per un innocente portato in carcere solo perché il giorno dopo doveva versare un assegno, frutto di lavoro e tanti sacrifici, assegno poi risultato scoperto e soldi perduti, forse per sempre. E’ lo stesso promoter, in una delle tante dichiarazioni, fatte al P.M. Silvia Benetti a sostenere che “durante gli incontri alla Guardia di Finanza, sentii parlare Tribulato con il tenente e gli sentii dire al tenente che Timpanelli era legato a fatti di droga. Io mi stupii e dissi a Tibulato che non ne volevo sapere nulla. Io chiesi spiegazioni a Tribulato ma lui mi disse di starne fuori e che se ne sarebbe occupato lui”. Ed ancora: “Non so spiegarle perché ci sono state tutte quelle telefonate di notte con il Tribulato. Sicuramente l’arresto di Timpanelli mi ha portato vantaggi, visto che non avrebbe potuto più incassare la somma,…… Io ero tranquillo perché mi fidavo di Biagio che aveva attivato rapporti con la finanza, in verita’ quella notte Tribulato mi aveva detto che avrebbero arrestato Timpanelli ma non sapevo per quale motivo”.

Le monete e la droga riconfezionate dai finanzieri in caserma. Non esiste traccia del corpo di reato ab origine né del suo involucro, quest'ultimo, mai arrivato in Procura
Le monete e la droga riconfezionate dai finanzieri in caserma. Non esiste traccia del corpo di reato ab origine né del suo involucro, quest’ultimo, mai arrivato in Procura

“Tenterò di parlare con il nuovo Procuratore appena s’insedierà”, sostiene Timpanelli. “Chi ha interesse a fermarmi mi ha denunciato tante volte per diffamazione e tante volte hanno archiviato i procedimenti. Mi auguro solo che la Procura, un giorno, faccia il passo importante che rispetti giustizia e verità. Nessun innocente dovrà, mai più, andare in carcere al grido di “Bingo” buttato giù come un birillo di legno, senza vita né anima, vittima di un macabro gioco”. Ad oggi, al maestro Domenico nessuno ha mai restituito le sue 250.000,00 euro e l’assegno che il promoter gli aveva consegnato è risultato carta straccia. E la storia continua….