ESTERI, TUNISIA: CONDANNATO AD UN ANNO DI PRIGIONE IL CRIMINALE DI KEF

Il ladro tunisino Achref Cherni innanzi la grande moschea di Kef, in Tunisia, il 1° Dicembre, ha attaccato e derubato l’imprenditore turistico Domenico Timpanelli

La Tunisia, storicamente, é stato un Paese aperto al turismo, accogliente ed ospitale. Da sempre, però, le regioni dell’entroterra ad ovest del paese, hanno vissuto uno stato di sottosviluppo e, dopo le rivolte contro il presidente Ben Alì, bellissime zone di montagna ai confini con l’Algeria, sono state infestate da terroristi e criminali comuni. Nel Novembre 2018, una società Canadese, affida al professore gelese Domenico Timpanelli, il compito di fare un reportage fotografico dei luoghi intorno la città di Kef e di studiare il territorio al fine di realizzare un progetto di investimenti che avrebbe portato proprio il nome di « PIAZZA ITALIA ». Un progetto ambizioso per la possibile creazione, sulla piana di « Boulifa », di un COUNTRY RESORT con annessi discoteca, ristorante e pizzeria italiana. Ben possibile se si considera che in Tunisia, 1 euro vale tre volte e mezzo il dinaro tunisino e se si considera che in zone non turistiche come il « Gouvernorat di Kef », il costo della vita é la metà di quello delle città costiere. Siamo lontani da Hammamet, Susa e Djerba, da sempre paradiso del turismo balneare e di resort a 5* L’interesse di EUROSERVICE ITALIA S.U.A.R.L. VOYAGEENITALIE.CA e TOURISCOM S.R.L. era quello di valorizzare un turismo alternativo a quello balneare o del deserto e promuovere così soggiorni benessere e « Tourisme Nature”

La strada panoramica che da Kef porta ad Hammam Mellegue (foto di Domenico Timpanelli)

Un sogno che però s’infrange alle 18,00 di Sabato 1 Dicembre, mentre Domenico Timpanelli, in compagnia del sua amico-guida Hichem Zoghlemi, si trova al volante di una vettura Symbol bianca, parcheggiato innanzi la grande moschea della città. Passa un giovane che conosce Hichem e si ferma un attimo a parlare. Poi con un pretesto aborda l’italiano e gli chiede 5 dinari per le sigarette ma Domenico, non fa neppure in tempo ad allungare il braccio per offrire la monetina, che subito il predetto giovane, apre lo sportello opposto alla guida ed in modo repentino porta via la 24 ore della società Americana, contenente documenti importanti, un computer portatile, il passaporto italiano, una corona cattolica, € 10.500 con annessa documentazione bancaria, soldi della società canadese e 1.800 dinari a disposizione del Timpanelli. Allertata la polizia, comincia una vera e propria caccia all’uomo, ma del ladro che l’accompagnatore Hichem Zoghlemi indica in Achref Cherni, nessuna traccia. Poi, in tarda serata, sarà la stessa polizia, dopo la ratifica della denuncia, ad accompagnare il Timpanelli in Hotel. “Le autorità tunisine sono state molto professionali e competenti sostiene Timpanelli, ….ed hanno fatto di tutto per proteggermi e darmi coraggio come dei veri amici. Mi hanno promesso che in 24 ore avrebbero trovato il ladro e lo hanno fatto; anzi hanno perquisito ben 8 famiglie vicini agli CHERNI pur di scovarlo”

Il parcheggio di fronte la moschea sul quale l’italiano é stato derubato

Domenica 2 Dicembre, in tarda mattinata, Achref Cherni viene stanato presso una casa di campagna riconducibile ad un cugino. Ad OGLA, un piccolo villaggio di montagna sulla strada che porta in Algeria, la polizia lo arresta riuscendo a trovare la valigetta nascosta tra i fichi d’india. Mancano però passaporto, soldi e la corona cattolica e benché la polizia abbia tentato, in tutti i modi di farlo parlare, Achref Cherni, ha sempre negato che dentro la valigetta vi fossero soldi. La prova però é data dallo stesso cugino, il quale ha affermato che Achref gli aveva confidato di avere rubato la valigetta contenente documentazione americana, computer e somme di denaro. Dopo due notti passate nella cella della Questura e messo sotto torchio dalla polizia speciale, il 4 Dicembre, l’imputato, in stato d’arresto, viene condotto in Procura. Vengono sentiti tutti i testi e lo stesso indagato; Timpanelli, in qualità di parte offesa, si costituisce parte civile, tramite il suo legale Mohsen Souilah mentre i legali dell’imputato chiedono la remissione in libertà. Il Pubblico Ministero conferma invece la carcerazione ed il ladro viene quindi trasferito in carcere nella stessa città di Kef in attesa di processo.

La vitima, Domenico Timpanelli

Le udienze si susseguono con ritmo di una ogni settimana. Timpanelli che, nel frattempo, ha ottenuto l’Emergency Travel dal Consolato Italiano a Tunisi, rienta in Italia, segnala la vicenda sia alle autorità italiane che alla società Americana, la quale però rompe i rapporti con Timpanelli. “Durante le udienze, molti criminali si sono recati fino in Tribunale per assistere al processo. Ho dovuto subire minacce anche da fantomatici terroristi ma sono andato fino in fondo assieme al mio avvocato affinché verità e giustizia trionfino malgrado i danni subiti. Sono molto affascinato dalla giustizia tunisina, rapida ed efficiente perché in 5 settimane dai fatti hanno stanato un criminale, lo hanno arrestato ed hanno concluso un processo con una condanna ad un anno di reclusione benché il predetto fosse uno studente universitario incensurato e senza reati in precedenza. « 

« Avevo chiesto ai genitori del ladro di restituire ciò che poi non era neppure mio ed avevo promesso di dare loro in cambio un aiuto ». Ma la miseria é così tanta che il ladro ha preferito rimanere in carcere nell’attesa di uscire per vivere agiatamente qualche anno. Purtroppo lo farà con soldi e sacrifici non suoi e pagando quella somma con la privazione della propria libertà e con un carcere che non é certo quello che in Tunisia si potrebbe definire di lusso, poiché non da standard europeo. « Non immaginavo che recarmi in Tunisia, paese che conosco bene, potesse mai accadermi una storia così intensa ma é anche vero che, malgrado le autorità tunisine lavorano bene e cercano di europeizzare la nazione, vi é molta gente che muore di fame. Disperati che scappano e che affrontano, da clandestini, traversate del Mediterraneo, altri disposti a bruciarsi vivi in segno di protesta per fame e miseria. Lo fece Mohamed Bouazizi , prima della rivoluzione, lo ha fatto pochi giorni fa un altro giovane che recentemente si é immolato, bruciandosi vivo, nella piazza dei martiri di Kasserine. « La Tunisia rimane ancora una destinazione a vocazione turistica, con tanta gente perbene, accogliente e tollerante….. sostiene Timpanelli, ….ma i tempi sono cambiati e bisogna stare molto attenti. Purtroppo povertà e miseria, hanno trasformato tanta gente in lupi affamati particolarmente nelle zone più represse del Paese. Non mi sento di sconsigliare ai turisti dal recarsi in Tunisia ma chi si reca in Paesi dove il divario tre a povertà e ricchezza é enorme, deve comunque sapersi guardare le spalle e prendere tutte le dovute precauzioni

http://www.rai.it/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-2ce0e01a-7920-4547-92dc-877402c15d15.html?fbclid=IwAR2KEimcqoMpN1BVCVl8zPRbdBt4lsnNmjsOskhtL0BIfsdsZ5sGm5f-91s#p=

GELA, DA DETENUTO A PARTE OFFESA, TIMPANELLI ACCUSA ACCIARO

UDIENZA FIUME QUELLA SOSTENUTA DAL PROFESSORE DOMENICO TIMPANELLI, SENTITO PER ORE IN TRIBUNALE, LONTANO DA PUBBLICO E GIORNALISTI. PRESENTE LIMPUTATO ACCIARO VINCENZO ACCUSATO DI “CONTRIBUIRE A SIMULARE A CARICO DI TIMPANELLI LE TRACCE DI REATO DI DROGA, FACENDO RITROVARE, 482 GR. DI HASHISH E CIRCA 5 GR. DI COCAINA…”

Il complotto di Gela raccontato dalla parte offesa Domenico Timpanelli che per un intero pomeriggio ha risposto, per ore, a tutte le domande del Pubblico Ministero e del difensore di Acciaro Vincenzo. Nel 2012, a carico del Timpanelli, furono simulati anche i reati di droga ed usura con false dichiarazioni e denunce rese da Acciaro Vincenzo e Tribulato Biagio. Quest’ultimo, vicino al clan mafioso dei Cappello-Carateddi e già stato condannato in primo grado a 3 anni e sei mesi di reclusione per gli stessi reati che oggi sono contestati all’ex promoter gelese Acciaro Vincenzo.

L’imputato Acciaro Vincenzo.

Il movente come noto, era un assegno di euro 250.000,00 che Timpanelli doveva incassare, soldi investiti presso il promoter Acciaro, il quale li aveva fatti sparire. E proprio il complotto, secondo Timpanelli, non nasce con il pacco di droga, fatto mettere dietro la ruota della sua autovettura. Acciaro e Tribulato, due settimane prima dell’ingiusto arresto del Timpanelli, avevano organizzato una falsa restituzione della somma, ma per volontà di Acciaro, in contanti e presso la Presidenza della Scuola ove insegnava Timpanelli. Anche quella fu una trappola perché Acciaro aveva già falsamente denunciato Timpanelli per usura e si era poi recato a Scuola con dei contanti dicendo di volere in parte restituire la somma al maestro Timpanelli. In realtà, innanzi la Scuola vi erano alcuni finanzieri pronti ad arrestare Timpanelli, in quanto Acciaro e Tribulato, avrebbero poi fatto passare quella restituzione di soldi, come  frutto di usura.”

L’assegno-truffa emesso da Acciaro Vincenzo

Il difensore di Acciaro che non ha certamente gradito il lungo intervento del maestro Timpanelli, ha tentato di scagionare l’imputato Acciaro e le sue responsabilità le cui colpe ricadrebbero, su dei Romeni o sugli stessi finanzieri. Ma il finanziere Paolo Salemi, benché con formula dubitativa, è stato prosciolto. Quale movente poteva avere il finanziere? I soldi li aveva intascati Acciaro, se ne era ingiustamente appropriato e li aveva fatti sparire. Acciaro semmai aveva urgenza che Timpanelli fosse eliminato anche perché lo stesso Timpanelli lo aveva minacciato di denuncia. Semmai, ai magistrati, Timpanelli ha dichiarato che quei finanzieri agirono da incompetenti perché, alcuni di loro si sono fatti prendere in giro da Acciaro e Tribulato.   “Lavvocato di Acciaro non tiene conto neppure delle intercettazioni ambientali fatti presso la Procura della Repubblica”, sostiene Timpanelli. Quattro ore di conversazioni tra Acciaro e Tribulato che, secondo Timpanelli, inchiodano lo stesso Acciaro:

TRIBULATO: “U FATTU DA MACHINA SAVIA A FARI”

ACCIARO: “NO, NO, NO NON LO FARE QUEL DISCORSO”   ed ancora

ACCIARO: “ MINCHIA, AVISSIVU CHIU RIMEDIO….DI DROGA…”

Dalle carte emerge, altresì che Acciaro e Tribulato ERANO A CONOSCENZA CHE TIMPANELLI LA NOTTE DEL 27 APRILE 2012, DOVEVA ESSERE ARRESTATO.

Per Timpanelli, basterebbe solo questo e le intercettazioni ambientali della Procura per inchiodare Acciaro alle sue responsabilità. Tribulato infatti dopo la condanna è scomparso malgrado il DAP, la Polizia di Stato ed i Carabinieri lo abbiano cercato. Lo stesso si è reso irreperibile a tal punto che il GIP del Tribunale di Gela, ha dovuto emettere decreto di irreperibilità.

 

Pur di eliminare Timpanelli, facendolo arrestare, emerge che Acciaro aveva pagato e corrotto i suoi testi: il gelese Aiello Graziano e lo stesso Tribulato Biagio che allora, dovevano rendere falsa testimonianza al PM Serafina Cannatà. Lo stesso Acciaro intercettato in Procura dirà “ Si dici na cosa diversa a cué ca sbagghia a parrari, ccà davanti a tutti ci livamu immediatamente i sordi…subito!”. Ed infatti qualcosa va storto perché l’allora PM Serafina Cannatà, trattiene Aiello Graziano più del dovuto e lo mette sotto torchio. Acciaro: “Io non lo capisco…. Tuttu stu tempu”… e Tribulato: “Me lo domandavo pure adesso…. Macari chissu spara minchiati…che si sta mpappinannu?

Aiello, pressato dal PM allora “sbagghia a parrari” ed invece di dichiarare quanto falsamente concordato con Acciaro, dirà che Acciaro gli ha prestato dei soldi e che lui, (Aiello Graziano), gli dava degli interessi. Ed infatti, Acciaro, al telefono, infuriato dirà. “No Graziano ha finito ora. Eeeh…no comunque non si e comportato bene…no niente… UN    QUACCHUARACCUÀ..…perché gli ha detto alla dottoressa, che lui questi soldi che ha ricevuto, me li ha messi in un cassetto, me li ha conservati no? E ME LI DAVA OGNI TANTO CON GLI INTERESSI….”

Ecco “l’usurato” Acciaro che presta soldi in contanti e che chiede interessi. Ecco un pacco di droga che viene utilizzato per fare arrestare un innocente. Ecco a Gela, una Guardia di Finanza inutile e deludente che ha fallito miseramente mandando in carcere un innocente e creando solo danni enormi.

GELA, L’IMPUTATO ACCIARO A PROCESSO

INDAGATI PER CORRUZIONE ANCHE I FINANZIERI CHE NEL 2014 ACCUSARONO IL MAESTRO TIMPANELLI DI EVASIONE FISCALE. PER TIMPANELLI, “FU UNA ULTERIORE VENDETTA”. I FINANZIERI ETTORE ORFANELLO, 55 ANNI E MARIO SANFILIPPO, 58 ANNI, INDAGATI DALLA PROCURA DI CALTANISSETTA SUL CASO MONTANTE. IL MARESCIALLO SANFILIPPO, PRIMA DI ANDARE IN PENSIONE, ALLA PROCURA DI GELA, AVEVA ACCUSATO TIMPANELLI DI EVASIONE FISCALE: TUTTO FALSO E TIMPANELLI VENNE SUBITO PROSCIOLTO.

Il complotto di Gela ha varie sfaccettature. Tra i tanti soggetti ambigui, predomina la figura oscura di Biagio Tribulato, amico del mafioso Giuseppe Coniglione e di altri soggetti vicini ai clan dei Nardo di Lentini. Fino ad Aprile 2012, quando si organizzò l’ingiusto arresto del maestro Domenico Timpanelli, Biagio Tribulato era anche amico e socio in affari con il promoter gelese Acciaro Vincenzo. E se Biagio Tribulato è già stato condannato ad anni 3 e mesi 6 di reclusione per avere simulato a carico del Timpanelli le tracce del reato di droga, Lunedì 4 Giugno 2018, comincia il processo contro l’imputato Acciaro Vincenzo.

L’imputato Acciaro Vincenzo

Il promoter ex Allianz, infatti, secondo la Procura di Gela, sarebbe il presunto organizzatore dell’arresto del Timpanelli e mandante di colui che portò la droga a Gela per incastrare Timpanelli. Per Timpanelli, Acciaro doveva essere processato prima e cioè, in qualità di coimputato, durante il processo Tribulato, già concluso in primo grado con la condanna. Timpanelli, infatti, teme che i reati possano prescriversi e quindi Acciaro esimersi dal giudizio, considerato che il 27 ottobre 2019 subentrerà la prescrizione.  Una storia allucinante che culmina con l’ingiusto arresto di un innocente solo perché Domenico Timpanelli reclamava la restituzione dei suoi soldi.

MA COSA ACCADDE VERAMENTE LA NOTTE DEL 27 APRILE, PRIMA DELL’INGIUSTO ARRESTO DEL MAESTRO TIMPANELLI ?

Il capitano della GdF Paolo Salemi, con poca professionalità, organizza un blitz contro Domenico Timpanelli, a seguito di indagini superficiali basate sulle false dichiarazioni di Tribulato Biagio di Lentini e del suo amico Acciaro Vincenzo: i due, accusano ingiustamente Domenico Timpanelli di usura e droga. Il promoter Acciaro ha premura ad eliminare Timpanelli perché il maestro è in possesso di un assegno di € 250.000 a firma di Acciaro e datato 30 Aprile: Acciaro, che ha fatto sparire i soldi che deve al Timpanelli, teme di finire in protesto.

Quella notte, il capitano della GdF si reca quindi a Macchitella, il quartiere dove vive Timpanelli, ma STRANAMENTE invece di appostarsi in modo da controllare l’abitazione del Timpanelli, si appostano, lui ed alcuni suoi colleghi, accanto ai campetti di calcio adiacenti il bar “La Capannina”; da lì è impossibile controllare non solo l’abitazione del Timpanelli ma l’intero palazzo di Via Sabbioncello. Cosa faceva in Via Bronte quella notte l’ufficiale della GdF? A suo dire, aspettava qualcuno che passasse da lì per portare droga a Domenico Timpanelli e quando e sé, fosse passato da lì, il finanziere lo avrebbe fermato.  “Sembra una di quelle barzellette che ingiustamente si appioppano ai Carabinieri” sostiene Timpanelli, “considerato che per recarsi presso la mia abitazione di Via Sabbioncello, vi sono altre 4 strade e varie vie di accesso anche pedonali”. Perché l’ufficiale GdF si appostò in via Bronte, accanto alla statale 115 e non di fronte il palazzo di Via Sabbioncello, dove abita Domenico Timpanelli? In realtà, quella notte, qualcuno che portò la droga a Gela ci fu, non certo per cederla a Timpanelli, bensì per incastrarlo. L’esecutore del complotto fu proprio quello che aveva rapporti confidenziali con il  capitano Salemi e cioè la droga venne portata dal Biagio Tribulato che il finanziere ha indicato come il suo confidente, ovvero quello che aveva accusato Timpanelli ingiustamente e che manteneva rapporti con esponenti mafiosi. Un ufficiale della GdF preso in giro e gestito da un criminale che può ridere di una intera caserma: quella della GdF di Gela. Un criminale che  giorni prima, sedeva, assieme all’imputato Acciaro ed allo stesso finanziere Salemi, presso il bar dell’orologio di Avola, nel quale si decideva la fine di Timpanelli. Un criminale che mentre porta la droga a Gela per incastrare Timpanelli, telefona e si fa telefonare oltre 30 volte da Acciaro Vincenzo ed almeno altre 12 volte dall’ufficiale della GdF Paolo Salemi, anche quando la finanza è impegnata nel blitz. E bruciano, sicuramente quelle strane telefonate tra il finanziere Salemi ed il criminale Biagio Tribulato: alle ore 3,44 – 4,03 – 4,18 – 4,57 – 5,03 – 6,26 – 7,47 – 7,52 – 14,57 – 21,35 del 27 Aprile, giorno del blitz e dell’arresto del povero Timpanelli. Bruciano anche le numerose altre telefonate precedenti. Cosa avevano tanto da dirsi il criminale ed il finanziere? E cosa il criminale e l’imputato Acciaro Vincenzo? La risposta, forse, sta in una delle dichiarazioni di Acciaro che sostiene di essere a conoscenza che Timpanelli, quella notte, doveva essere arrestato.  La Procura infatti ha accertato che quella notte Tribulato era partito da casa sua di Lentini, si era recato in zona Via del Principe a Catania, zona in cui operano gli spacciatori gestiti dal clan Cappello/Carateddi e poi si era recato a Gela, nel quartiere Macchitella, nelle immediate vicinanze della casa dove vive Timpanelli. Lo aveva fatto per fare un favore ad Acciaro? Perché Timpanelli gli era antipatico o perché aveva degli interessi assieme ad Acciaro? Il processo sul presunto mandante Acciaro Vincenzo è solo all’inizio.

 

GELA, FINANZIERI INCOMPETENTI

A PROCESSO IL PROMOTER GELESE ACCIARO VINCENZO, PRESUNTO MANDANTE DEL CRIMINALE VICINO ALLA MAFIA, BIAGIO TRIBULATO, DI LENTINI, GIA’ CONDANNATO A 3 ANNI E SEI MESI DI RECLUSIONE PER AVERE SIMULATO IL REATO DI DROGA A DANNO DEL MAESTRO DOMENICO TIMPANELLI.        

Il promoter ex Allianz di Gela, presunto organizzatore e mandante del complotto

Il 27 Aprile di 6 anni fa, il maestro di Gela Domenico Timpanelli veniva arrestato ingiustamente a seguito di una operazione ambigua e fallimentare della GdF di Gela. Il movente dell’arresto fu quello d’impedire a Timpanelli di portare all’incasso un assegno-truffa emesso dal promoter gelese Acciaro Vincenzo per un importo di  250.000,00 euro. Si trattava di un investimento farlocco, proposto dal promoter Acciaro e sul quale il Timpanelli era stato ingannato. Secondo la Procura della Repubblica, il promoter Acciaro Vincenzo, “con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso, agendo in concorso con TRIBULATO Biagio”, già condannato per gli stessi reati alla pena di anni 3 e mesi 6 di reclusione, “avendone rafforzato il proposito criminoso, dopo avere simulato a carico di Timpanelli Domenico tracce del reato di detenzione di sostanza stupefacente a fini dello spaccio, pur sapendolo innocente, informava – mediante il predetto Tribulato Biagio – gli ufficiali della Compagnia della Guardia di Finanza di Gela su presunti traffici di droga posti in essere dal Timpanelli Domenico. In particolare, contribuiva a simulare a carico di Timpanelli le tracce del reato, facendo ritrovare, in occasione della perquisizione posta in essere dagli agenti, alcuni involucri contenenti 482 gr. di hascish e circa 5 gr. di cocaina, occultati nel passaruota anteriore sinistro della macchina del Timpanelli –  fatti per i quali il Timpanelli veniva tratto in arresto”.

Il Procuratore di Gela (in foto), ha definito « comportamento opaco » l’intera condotta del Capitano GdF Paolo Salemi

“Mi sento sbeffeggiato da alcuni soggetti in divisa della GdF di Gela ed in primis dal Capitano Paolo Salemi, originario di Avola. Se il Procuratore di Gela, ha definito il suo comportamento opaco, per me il Salemi dovrebbe cambiare mestiere perché, da dilettante, ha mostrato tanta inesperienza e incapacità.” 

In foto, il mafioso Giuseppe Coniglione, organico al Clan Cappello: chi consegnò la droga a Tribulato per portarla a Gela ed « avvantaggiare » Acciaro Vincenzo?

E che sul caso Timpanelli quei finanzieri abbiano creato solo disastri, lo si evince dal suo totale proscioglimento, dal risarcimento che lo Stato Italiano ha dovuto erogare al Timpanelli, dalle altre cause che Timpanelli porta avanti contro la GdF e da tanti soldi che lo Stato ha dovuto esborsare per inutili processi, sempre archiviati, contro il professore Domenico Timpanelli.  Va ricordato infatti, che 20 giorni prima dall’arresto per droga del Timpanelli, il capitano Paolo Salemi, si trovava seduto al bar dell’orologio di Avola, assieme al condannato Biagio Tribulato ed all’imputato Acciaro Vincenzo. Uno strano rapporto che legava i mafiosi del clan Cappello/Carateddi di Catania a BiagioTribulato e Tribulato al promoter Acciaro ed al finanziere Salemi. Infatti, da quella riunione al bar, Timpanelli, ancor prima di essere arrestato per droga, si vedrà ingiustamente denunciato ed indagato per usura. “ Dal summit del bar di Avola, si era deciso il mio arresto” sostiene Timpanelli “ma essendoci di mezzo dei soldi si era tentata, tra caffè e dolcetti, la strada della falsa usura”. Timpanelli infatti fu prosciolto sia dal reato di usura che di droga ma anche da altri otto procedimenti che sono stati inventati a carico del Timpanelli e che oggi risultano tutti archiviati. Per tale motivo Timpanelli ha denunciato l’ufficiale di finanza, il promoter ed il falso confidente Biagio Tribulato anche per persecuzione giudiziaria (stalking).

“I finanzieri mi avevano denunciato anche per detenzione di monete antiche, a loro dire di inestimabile valore. Inoltre, si erano inventati una evasione fiscale di circa 1 milione e 400 mila euro ed anche in questo hanno fallito miseramente”. In questo disastro operato dalla GdF di Gela, a pagare i danni è stato in primis il maestro Timpanelli e poi lo Stato, oggi entrambi parti offese al processo. Secondo Timpanelli, il processo contro il promoter Acciaro arriva troppo tardi e la stessa Procura ha agito con estrema lentezza benché i magistrati abbiano lavorato scoprendo situazioni anche raccapriccianti. “Allo stato, non vi sono prove che l’ufficiale di finanza abbia agito in qualità di complice ma da opaco dilettante verosimilmente sì” sostiene Timpanelli. Il rischio adesso è però quello della prescrizione e per tale motivo Timpanelli chiederà un rapido processo che faccia piena luce su una vicenda criminale gestita in modo ambiguo dalla GdF di Gela. 

« UN OMAGGIO AL MIO CONTERRANEO PIRANDELLO »

Nuova iniziativa culturale a Gela, fortemente voluta dalla Prof.ssa Agata Gueli, originaria della città dei templi e preside anche presso l’Istituto Comprensivo « Gela e Butera ».

La conferenza, che si terrà a Gela, nella scuola di Via Butera, il prossimo 2 Marzo alle ore 16,30, avrà come oggetto la presentazione del libro « I Pirandello. La famiglia e l’epoca per immagini ». Presenti anche gli autori Enzo Zappulla e la moglie Sarah Zappulla Muscarà, docente presso l’Università di Catania che assieme al marito é tra i maggiori studiosi delle opere pirandelliane. L’iniziativa, promossa da alcuni club service di Gela e Niscemi, scaturisce in occasione dei 150 anni dalla nascita del famoso drammaturgo, scrittore e poeta italiano, insignito del premio Nobel per la letteratura nel 1934.  « Un omaggio che voglio rendere al mio conterraneo; uno dei più grandi scrittori del 900” sostiene la preside Agata Gueli. Il volume, già presentato al Salone Internazionale del libro di Torino, si snoda in un insolito percorso biografico, esistenziale e artistico, con documenti, oggetti, dipinti, testimonianze e molte foto rare o inedite, frutto del lungo lavoro di ricerca condotto dagli autori e confluito nel raffinato volume. Un romanzo iconografico di singolare bellezza che, attraverso 632 foto, narra, sequenza dopo sequenza, fotogramma dopo fotogramma, la storia di una delle più tormentate, complesse, fascinose famiglie della letteratura, non soltanto quella del protagonista principe Luigi, ma pure quella dei due figli, lo scrittore Stefano e il pittore Fausto, anche loro oggi riconosciuti quali artisti di primo piano nel panorama internazionale. Ormai da oltre un anno, l’Istituto Comprensivo “Gela e Butera” rappresenta, nel territorio, una eccellenza della cultura. Una scuola aperta ed innovativa che trasmette valori anche con incontri che, nel tempo, arricchiscono il bagaglio culturale di docenti e di quanti vogliono prendere parte alle innumerevoli iniziative promosse dalla preside Gueli.

COMPLOTTO DI GELA, PRIMA CONDANNA

GELA: CONDANNATO TRIBULATO BIAGIO, AMICO DEI MAFIOSI,  SOCIO IN AFFARI DEL PROMOTER GELESE ACCIARO VINCENZO E FALSO CONFIDENTE DEL FINANZIERE PAOLO SALEMI 

Il Presidente della sezione penale del Tribunale di Gela, dott.ssa Miriam D’Amore, ha condannato alla reclusione di 3 anni e 6 mesi, il lentinese Biagio Tribulato, amico e socio in affari del promoter gelese ex allianz, Acciaro Vincenzo. Il P.M. dott.ssa Pamela Cellura aveva chiesto 6 anni di reclusione per calunnia e simulazione di reato in danno al maestro di Gela Domenico Timpanelli, parte offesa nel procedimento ed assistito dall’avvocato Vincenzo Ricotta del Foro di Caltanissetta. Tribulato Biagio è quindi l’esecutore materiale! Colui che la notte del 27 Aprile 2012, da Lentini, dove abita, prima si recò a Catania, in una zona di spaccio gestita dal clan Cappello/Carateddi e, rifornitosi di droga, poi si recò a Gela, nelle immediate vicinanze della vettura del maestro Timpanelli per incastrarlo, simulando a suo danno il grave reato.

L’assegno carta straccia emesso dal promoter Acciaro Vincenzo

Il movente: evitare che Timpanelli portasse all’incasso un assegno di euro 250.000,00 a firma del promoter gelese Acciaro Vincenzo. Si trattava della quota capitale di un investimento rivelatasi una truffa. Anche per il promoter gelese Acciaro Vincenzo, la Procura ha chiesto, il rinvio a giudizio per calunnia e simulazione di reato in concorso con Tribulato ed in danno del maestro di Gela Domenico Timpanelli. Archiviata invece la posizione dell’ufficiale GdF Paolo Salemi di Avola, inizialmente indagato anche lui per gli stessi reati. La notte del 27 Aprile 2012, dopo che Tribulato Biagio, si era recato prima a Catania in una zona di spaccio per rifornirsi di droga e poi a Gela, nelle immediate vicinanze dell’autovettura del Timpanelli, i finanzieri fecero scattare il blitz contro l’ignaro maestro. Il Procuratore della Repubblica di Gela, seppure ha chiesto ed ottenuto l’archiviazione in capo all’ufficiale della GdF Paolo Salemi, ha definito “opaco” l’intero comportamento del finanziere. Il giorno precedente l’arresto del Timpanelli, infatti, vi furono ben 6 telefonate tra il condannato Biagio Tribulato ed il capitano della finanza Paolo Salemi nonché 13 contatti telefonici, il giorno dell’ingiusto arresto del maestro Timpanelli.  “Anche se il finanziere ne esce pulito, mi fa schifo pensare che un ufficiale della GdF abbia ingenuamente permesso ad un criminale di gestire l’ operazione di polizia. Ho i brividi quando penso che il capitano Salemi si è fatto raggirare ed usare da un condannato che ha posto in essere crimini vergognosi proprio grazie all’uso del potere della GdF. Come ha potuto, questo ufficiale, sedersi assieme ad un condannato, al bar dell’orologio di Avola per ascoltare le sue bugie ? « 

Che ci siano degli oggettivi punti oscuri, lo dimostra anche il fatto che Biagio Tribulato ed Acciaro Vincenzo sapevano che quella notte Timpanelli doveva essere arrestato. Il promoter Acciaro però non ricorda se tale arresto gli era stato comunicato dal finanziere Paolo Salemi o da Tribulato Biagio. Per Timpanelli però nessun risultato eclatante ed anzi dichiara: “L’esecutore Biagio Tribulato è solo la punta dell’iceberg, quella che si vede e che fa comodo a tanti…. C’è del sommerso in questa storia ed è lì che bisognerebbe scavare”. Dalle indagini si è scoperto, inoltre, che Biagio Tribulato manteneva rapporti con soggetti appartenenti ai clan dei Ceusi, dei Cappello-Carateddi e del clan dei Nardo. A risolvere i problemi del debito di Acciaro nei confronti del Timpanelli, ci pensarono quindi Tribulato Biagio, i mafiosi di Catania e la ingenua e vergognosa operazione della GdF di Gela e della sua eccellenza, il capitano Paolo Salemi. Ora si attende il possibile rinvio a giudizio del promoter Acciaro Vincenzo.

Foto del cartone animato « Il bue e l’asino »

PROCESSO DELL’ORRORE A GELA, ECCO IL VIDEO CHE FA PAURA

Mafiosi, finanzieri, il falso confidente di Lentini Tribulato Biagio, il promoter gelese Acciaro Vincenzo e 250.000,00 euro truffate a Domenico Timpanelli. E’ inquietante il quadro che viene fuori dal processo contro il lentinese Tribulato Biagio per simulazione di reato e calunnia a danno del maestro di Gela. Per gli stessi reati sono indagati il promoter Acciaro Vincenzo, per cui la Procura ha chiesto il rinvio a giudizio. Per l’ufficiale GdF, Paolo Salemi di Avola, anche lui indagato, l’udienza camerale è fissata per il prossimo 27 Settembre.

GELA: IMBROGLI E FINANZIERI, TRAMA DI UNA MAGAGNA (Video Esclusivo)

Il 27 Settembre prossimo, presso la sezione dei giudici per le indagini preliminari, si terrà l’udienza a carico del capitano Paolo Salemi, ex comandante del nucleo operativo della GdF di Gela. In pratica il P.M. dr. Asaro ed il G.I.P. dr. Fiore, dovranno decidere se processare o meno, l’ufficiale di finanza, indagato per calunnia, diffamazione e simulazione di reato. Parte offesa il maestro di Gela, Domenico Timpanelli, come noto finito in carcere dopo che a suo carico “pur sapendolo innocente, erano state simulate le tracce del grave reato di detenzione e spaccio di sostanza stupefacente”. Nel frattempo, il maestro di Gela ha presentato una richiesta di esperimento giudiziale. Chiede che il GIP autorizzi che l’intero pacco di mezzo kilo di droga sia ricomposto, inserito ed estratto senza nulla rompere e senza alzare l’autovettura con uso del crick, dietro il passante della sua autovettura, una Peugeot 308 CC, proprio come sarebbe avvenuto il 27 Aprile 2012. Infatti, una perizia redatta da un ingegnere che collabora con il Tribunale nisseno, esclude che 5 panetti di hascisc da 100 gr. ciascuno e 2,5 gr. di cocaina, imballati insieme, possano essere introdotti o estratti dietro la ruota anteriore esterna della vettura del Timpanelli.  Dopo che Timpanelli era stato scarcerato ed i magistrati già parlavano di complotto ai suoi danni, il 27 Luglio, a Timpanelli venne dissequestrata e riconsegnata la sua autovettura, stranamente mai trasferita al deposito corpi di reato e stranamente custodita per 90 giorni dentro il piazzale della caserma GdF di Gela. Nel momento dello spostamento dell’autovettura, da dietro il paraurti della Peugeot cadde per terra, rotolando fino innanzi ai piedi del Timpanelli un involucro cellofanato e benchè imbarazzati,  i finanzieri si rifutarono di spacchettarlo, dicendo al Timpanelli che si trattava di una palla di carta con cui giocano i bambini. Ma quali bambini dentro il piazzale di una caserma videosorvegliata e recintata? Timpanelli si è sempre chiedo quale sostanza poteva contenere quell’involucro cellofanato a forma di sfera.  E se da un lato il M.llo Rappoccio parlava di palla di carta, dall’altro il predetto dichiarava a Timpanelli: “AMMESSO CHE ERA QUELLO CHE E’, LEI CHE C’ENTRA ? LA MACCHINA C’E’ L’AVEVAMO NOI” ….. ed ancoraPIENA DI SCOC….SE LA PALLA ERA SUA O NOI PENSAVAMO CHE ERA SUA, NON L’AVREMMO MANDATA”. Quindi se i finanzieri avessero pensato che quella palla cellofanata, venuta giù da dietro il cofano dell’autovettura del Timpanelli, in data 27 Luglio 2012, fosse stata del maestro Timpanelli, i predetti finanzieri non lo avrebbero mandato: LO AVREBBERO ARRESTATO? Cosa c’era dentro quella sfera irregolare il giorno del dissequestro della vettura al Timpanelli, tre mesi dopo il suo ingiusto arresto? Vi proponiamo uno sconvolgente video in esclusiva, nella speranza che voi lettori lo segnaliate in massa agli organi di Giustizia.  

Dietro questa torbida vicenda, il movente: € 250.000,00 che il promoter Acciaro Vincenzo, avrebbe dovuto restituire al maestro, mandato in carcere proprio per evitare che Timpanelli portasse all’incasso l’assegno il giorno successivo al suo arresto. Lo stesso promoter Acciaro Vincenzo, ha dichiarato che si è avvantaggiato dall’arresto del Timpanelli e che lui sapeva, così come Tribulato e l’ufficiale Salemi, che il Timpanelli sarebbe stato arrestato la notte del 27 Aprile 2012 ma, in merito all’arresto del Timpanelli, Acciaro non ricorda se ad anticiparglielo fu Tribulato o l’ufficiale di finanza. L’imputato, Tribulato Biagio di Lentini, amico del mafioso Giuseppe Coniglione del clan Cappello/Carrateddi e di alcuni soggetti del clan dei Nardo di Lentini, già processato, subirà la sentenza il prossimo 10 Ottobre. Il promoter Acciaro invece, come il finanziere Paolo Salemi, dovrà sostenere l’udienza preliminare ma, per Acciaro, fissata il 06 Dicembre prossimo. Il maestro Timpanelli ha chiesto alla Procura di verificare anche i movimenti bancari e l’enorme flusso di denaro contante che il promoter Accciaro Vincenzo avrebbe versato sul suo conto. In particolare, in poco più di un anno, il promoter Acciaro avrebbe versato contante per oltre 200.000,00 euro ed in particolare  € 42.850,00 in contante in data 21 Dicembre 2010 ed altri € 40.200,00 in contante tra il 24 ed il 25 Gennaio 2012. Anni fa il maestro Timpanelli Domenico, aveva segnalato alla Guardia di Finanza numerosissimi versamenti di contanti operati dal promoter Acciaro ma i finanzieri ad oggi non hanno MAI dato alcun riscontro alle raccomandate inoltrate da Timpanelli. Lo stesso amico del Tribulato, il mafioso Giuseppe Coniglione, fu pizzicato dalla DDA di Catania con 117.000,00 euro in contanti durante il suo arresto per associazione mafiosa e spaccio di stupefacenti, nel Maggio del 2012.  In tutta questa torbida vicenda, c’è poi l’immagine opaca del finanziere Paolo Salemi e delle sue “inchieste” fallimentari per demolire l’innocente Timpanelli. Lo stesso procuratore dr. Asaro ha dichiarato che il ritrovamento del pacco di droga, per incastrare Timpanelli, “desta perplessità” e definisce le indagini gestite dal capitano Paolo Salemi, un inquietante  “ quadro opaco in ordine all’operato di SALEMI nei momenti antecedenti e successivi all’arresto di Timpanelli, atteso che la droga, poi sequestrata, nel passaruota anteriore sinistro dell’auto di Timpanelli desta perplessità in ordine, tra l’altro, alle modalità di collocazione per la difficoltà di accedere al vano ove rinvenuta…. Agli inusuali e privi di giustificazioni, ripetuti contatti telefonici avvenuti tra Tribulato e Salemi nelle ore anche notturne, immediatamente antecedenti all’arresto di Timpanelli a seguito del rinvenimento della droga; alla circostanza del rinvenimento della sostanza stupefacente avvenuto dopo qualche tempo dall’inizio delle operazioni di perquisizione…. A ciò si aggiunga che è stata effettuata, da parte di SALEMI e dei militari della GdF una dettagliata, prolungata attività di perquisizione nei confronti di Timpanelli, soggetto fino a quel momento privo di procedimenti per spaccio di droga… Va inoltre evidenziato che SALEMI all’epoca ben conosceva, le operazioni finanziarie, vista l’attività svolta nella GdF di Gela, poste in essere da Acciaro…” 

GIUSTIZIA FERITA A GELA, MENZOGNE DI FINANZIERI E PROMOTER

Con la prossima udienza del 25 Luglio, il primo processo sull’ingiusto arresto, organizzato ai danni del maestro di Gela Domenico Timpanelli, giunge alle battute finali. L’arresto per droga, ai danni del Timpanelli, Venerdì 27 Aprile 2012, fu esclusivamente organizzato per impedire al maestro, di recarsi in Banca e portare all’incasso l’assegno a firma del promoter ex Allianz di Gela, Acciaro Vincenzo. Come noto, si trattava di un investimento-truffa, quindi di un assegno carta straccia di € 250.000,00 a firma di Acciaro Vincenzo, che se Timpanelli fosse riuscito a versare, in mancanza del suo arresto, avrebbe scoperto che i soldi sul conto dell’Acciaro erano spariti. Dove siano mai finite le 250.000,00 euro che Timpanelli, nel 2011 aveva investito dagli Acciaro, al momento, la Procura della Repubblica di Gela, non si sbilancia.

Il promoter di Gela firmatario dell’assegno carta-straccia

Quello che è chiaro invece è che Acciaro Vincenzo si è avvantaggiato dell’intervento di due poteri forti che hanno entrambi distrutto la vita al Timpanelli: la mafia e lo Stato. Alla fine del 2012, Acciaro sotto pressione dal Pubblico Ministero che si sentì allora preso in giro, dichiara che grazie a Tribulato Biagio, soggetto amico di mafiosi del clan Cappello/Carateddi e grazie all’intervento, organizzato dal Capitano della Finanza Paolo Salemi, ex comandante del nucleo operativo GdF di Gela, l’arresto di Timpanelli gli ha portato vantaggi e gli ha evitato problemi visto che, chiuso in carcere, Timpanelli, non poteva più versare l’assegno né reclamare le sue 250.000,00 euro. Recentemente, la Procura della Repubblica, ha chiesto il rinvio a giudizio anche per il promoter gelese Acciaro Vincenzo perché “con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso, dopo avere simulato a carico di Timpanelli Domenico tracce del reato di detenzione di sostanza stupefacente ai fini dello spaccio, pur sapendolo innocente………..contribuiva a simulare a carico di Timpanelli le tracce del reato di cui all’art. 73 D.P.R. n° 309/90”. Il predetto crimine, secondo la Procura, sarebbe avvenuto in concorso con il Lentinese Biagio Tribulato, già processato in altro procedimento per il quale il 25 Luglio, il giudice, ritenendo centrale ed importantissime le dichiarazioni della parte offesa, ha disposto una udienza esclusiva per sentire solo il teste chiave Domenico Timpanelli. Ciò prima della discussione finale e prima di emettere sentenza che, per il momento, sarà solo a carico dell’esecutore Biagio Tribulato.  Si attendono pertanto altri risvolti per il presunto mandante ed eventuali fiancheggiatori. Secondo le false dichiarazioni del finanziere Paolo Salemi e del promoter Acciaro Vincenzo, Biagio Tribolato, sarebbe un collega di Acciaro, un promoter della Allianz di Lentini che proponeva assieme ad Acciaro investimenti in giro per la Sicilia. Ma Timpanelli che, durante il processo, non si è bevute tante false testimonianze, ha scoperto che Tribulato Biagio, non solo non è mai stato un promoter finanziario ma che lo stesso risulta titolare, come certificato dalla Camera di Commercio di Siracusa, della “Ionica Alimentare e Dolciaria” di Lentini. Tribulato Biagio, inoltre avrebbe lavorato anche all’interno del ristorante  “El Torero” posto sulla strada tra Catania e Siracusa, in territorio di Lentini, da sempre luogo d’incontro tra mafiosi dei clan Nardo e Cappello/Carateddi. In quel ristorante, il mese successivo all’ingiusto arresto del Timpanelli, la DDA di Catania ne arrestò il titolare Giuseppe Coniglione per associazione mafiosa e traffico internazionale di droga. Nel retro del ristorante i Carabinieri di Augusta trovarono e sequestrarono anche circa 120.000,00 euro in contanti, frutto di proventi illeciti. E proprio il mafioso Giuseppe Coniglione, organico al clan Cappello/Carateddi era stato contattato dal “socio” dell’Acciaro, l’imputato Biagio Tribulato. E la notte in cui Acciaro e Tribulato, erano a conoscenza che Timpanelli doveva essere arrestato, Tribulato, prima di recarsi a Gela per le sue consegne notturne,…. parte da Lentini e si reca a Catania in una zona di spaccio gestita proprio dal clan Cappello/Carateddi e lì incontra presumibilmente il mafioso Giuseppe Coniglione. Il pacco di droga, che a dire di alcuni finanzieri, sarebbe stato ritrovato dietro la ruota esterna della Peugeot del Timpanelli e per il quale è stato fatto sparire l’involucro contenente impronte digitali, secondo il Procuratore di Gela, dr. Asaro, “desta perplessità”  per diverse ragioni. Chi infatti confezionò i 5 panetti di droga, realizzando un unico pacco di mezzo kilo, non era a conoscenza probabilmente dello spazio esiguo che vi è tra parafango e ruota della sportiva Peugeot 308 CC di proprietà del Timpanelli e da dove sarebbe stato estratto, dal finanziere, il grosso pacco contenente  5 panetti dal peso di mezzo kilo di droga. Durante il processo contro Tribulato Biagio, anche le dichiarazioni di tutti i finanzieri sono state spesso ambigue e contrastanti tra loro come ambigua e scoordinata risulta l’operazione droga della GdF contro l’innocente Timpanelli, priva di indagini e verifiche e basata solo sulle dichiarazioni di Acciaro e Tribulato.

Tra i finanzieri presenti alla perquisizione, molti non hanno visto estrarre il pacco di droga da dietro la ruota esterna della Peugeot del Timpanelli, il capitano Paolo Salemi, indagato per simulazione di reato e calunnia nel procedimento n° 260/17, sostiene che con molta fatica fu il maresciallo ad estrarre il pacco. Il maresciallo dice che non fu lui a trovarlo ma con estrema rapidità ad estrarlo fu l’appuntato, un altro maresciallo non sa se a trovarlo fu l’appuntato o il cinofilo, gli altri finanzieri invece non hanno visto nulla e lo hanno visto solo in mano ad uno di loro.  Il capitano Salemi dichiara poi che Timpanelli era lì e ben presente mentre altri marescialli, oltre a dichiarare che il cane non aveva mai abbaiato, sostengono che Timpanelli era distante e di spalle. “In questo BORDELLO di dichiarazioni false o di mezze verità, credo che sia doveroso per la Procura, processare, oltre a Tribulato Biagio ed al promoter Acciaro Vincenzo, anche l’ufficiale di finanza” sostiene Timpanelli.  “Le dichiarazioni dell’ufficiale Paolo Salemi sono contrastanti non solo con quelle di alcuni suoi colleghi ma con ciò che io ho sempre sostenuto e contrastanti anche con una relazione che è stata consegnata dal colonnello della Finanza Aurnia di Siracusa”. Presto svelerò i tre tentativi di arresto che vennero organizzati a mio danno nell’Aprile del 2012 e poi ancora uno ulteriore il 27 Luglio successivo. Tentarono di arrestarmi 4 volte prima del versamento dell’assegno…. in quel periodo ero solo e disperato e nessun Magistrato mi avrebbe mai creduto o ascoltato! In realtà io dovevo essere arrestato, quindi fermato dal versare l’assegno, già Venerdì 13 Aprile 2012 mentre mi recavo a Scuola presso la Presidenza ed allora, l’arresto era stato organizzato non per droga ma per usura. Questo, inizialmente avevano organizzato, durante la settimana di Pasqua 2012, tra pasticcini e caffè, seduti al bar dell’orologio di Avola, città dove vive il finanziere, quei tre soggetti che meritano loro l’arresto ed una giusta detenzione”. Inoltre, il 27 Luglio prossimo, alle ore 17,00 presso lo studio dell’avvocato Mario Cosenza, sito in Via Bresmes 5, avverrà il 2° esperimento per la vendita dei beni sequestrati ad Acciaro.  « Un’altra presa in giro alla giustizia…. sostiene Timpanelli, atteso che un magazzino di 170 mt quadri, posto in una zona periferica di Gela, é stato valutato circa 800 mila euro. Per tale motivo, come l’asta precedente, anche questa andrà deserta ed Acciaro potrà continuare a ridere di me e dei Magistrati di Gela.