GELA: HO SCELTO DI MORIRE CON DIGNITA’

« NOI NON DECIDIAMO SE E QUANDO NASCERE NE’ QUANDO E COME MORIRE MA QUANDO SI E’ CONDANNATI A MORTE, SCEGLIERE LA PROPRIA FINE E’ GIA’ UN PRIVILEGIO. HO SCELTO IO COME MORIRE DOPO CHE IL CHIRURGO MI DISSE CHE L’INTERVENTO MI AVREBBE UCCISA. RIFIUTARE SIGNIFICAVA SPEGNERMI PIANO PIANO TRA SOFFERENZE IMMANI. SERENAMENTE, HO SCELTO DI ESSERE SEDATA CHIEDENDO A DIO DI PASSARE DAL SONNO UMANO A QUELLO ETERNO. SAPEVO CHE OPERARMI SIGNIFICAVA MORIRE: NON HO ESITATO PERCHE’ OGNI MALATO HA DIRITTO DI ANDARE VIA CON CORAGGIO E DIGNITA’. AL PRONTO SOCCORSO DI GELA, HO FIRMATO, HO SALUTATO MIO FIGLIO, L’HO ACCAREZZATO SENZA SOSTA, L’HO BACIATO TANTO E COME OGNI MAMMA MI SONO RACCOMANDATA CON LUI. AI CONOSCENTI DICO: SCUSATE SE NON VI HO INVITATI ALLO SPETTACOLO DELLA MIA MORTE MA IL CONFORTO VA DATO AI MALATI QUANDO QUESTI SONO VIVI. ESIGO FUNERALI RISERVATI SOLO IN PRESENZA DEI MIEI TRE FIGLI ».

In foto, la maestra Maria ed i suoi alunni. Scuola Don Milani, Dicembre 1979

La sera del 21 Dicembre 2019, una maestra in pensione di 79 anni, Zagara Maria, da 5 ammalata di cancro, ha dei dolori lancinanti allo stomaco. Il figlio allerta il 118 e condotta al pronto soccorso di Gela, l’insegnante viene sottoposta ad esami del sangue e trattata con anti dolorifici. I medici del pronto soccorso sottovalutano la situazione grave della signora ed il giorno dopo la rimandano a casa. Ma qualche ora più tardi la situazione si aggrava: altra chiamata al 118 e nuovamente al pronto soccorso di Gela. Questa volta però un medico più professionale, il dr. LUPICA, dispone subito una TAC che svela una grave perforazione gastrica causata probabilmente da trattamenti chemioterapici ai quali, nel tempo, la maestra si era sottoposta. Comunicano al figlio che la madre é in pericolo di vita e che operarla é molto rischioso e delicato.

Mamma e figlio hanno capito…. ed é in quel momento che la maestra Maria chiede di volere rimanere sola con lui. 15 minuti, gli ultimi 15 minuti di tutta una vita per parlarsi, decidere, accarezzarsi, baciarsi. Chi era al pronto soccorso parla di scene strazianti, tenere, ma dignitose.

Una scelta clamorosa che apre, ancora oggi, un dibattito mai chiuso, della terapia del dolore e di un fine vita umano dignitoso. Una sedazione profonda che ha portato l’insegnante ad uno stato di sonno profondo, di coma farmacologico che l’ha accompagnata fino alla morte per gravi lesioni post operatorie e dalle quali tutti sapevano che non ne sarebbe uscita viva. Durante i quattro anni di lotta contro la malattia, la maestra Zagara si era recata più volte in Canada ed era stata seguita, in Germania, dal Prof. Vogl, presso l’Università clinica di Francoforte ma anche ad Aviano, Roma, Milano e Lione in Francia. Fu insegnante per circa 40 anni presso la Scuola Elementare « Don Milani » di Gela e spesso tantissimi suoi alunni, oggi papà e mamme, la fermavano per un saluto o per una parola di conforto.

Fu una donna molto agguerrita contro l’ex tenente della Guardia di Finanza di Gela Paolo Salemi che la signora accusò di complicità con i condannati odierni, Acciaro Vincenzo di Gela, il promoter della droga, e Tribolato Biagio, mafioso del clan Cappello, dopo che costoro organizzarono il famoso complotto di Gela, contro il figlio innocente. Malgrado la malattia, si era più volte recata a Roma ed aveva segnalato il complotto di Gela a due alte cariche dello Stato. Aveva anche portato l’INPS in Tribunale che le aveva ridotto una delle tre pensioni e non le aveva riconosciuto l’indennità di accompagnamento vincendo pienamente la sua battaglia legale. Lascia questo mondo chiedendo un funerale umile e privato nella chiesa dei Cappuccini dove si recava spesso da bambina. Le esequie sono state celebrate alla presenza dei suoi soli figli come da lei richiesto.

Maestra di Vita: in video alcuni momenti significativi dell’insegnante Maria Zagara

Adorava cultura e viaggi: dalla Spagna, Danimarca, Maldive, Canada ed Isole Caraibiche. A Santo Domingo, si era fatta organizzare uno spettacolo con i delfini e aveva affittato un elicottero per gli spostamenti tra Jamaica e Repubblica Dominicana. Adorava i viaggi e con il volto sorridente ha affrontato il suo ultimo viaggio con dignità gridando « tranquillo » al figlio prima che le porte della sala operatoria si chiudessero. « Mia madre é stata una maestra di vita, una bravissima mamma, una perla rara. Ho avallato la sua scelta ed ho firmato pure io. Durante la vita, abbiamo fatto tante scelte anche difficili. Quella al pronto soccorso, é stata sicuramente la più feroce ma forse la più giusta. In Ospedale a Gela, a parte qualche soggetto superficiale, ci sono anche delle persone umane e professionali come il Dr. Lupica ed il Dr. Damante che hanno saputo affrontare la situazione con professionalità e discrezione.

A 5 anni la maestra frequentava la sezione piccolissime dell’azione cattolica di Nicotera Marina mentre il padre era in servizio nella GdF di Vibo Valentia.

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