ESTERI, TUNISIA: CONDANNATO AD UN ANNO DI PRIGIONE IL CRIMINALE DI KEF

Il ladro tunisino Achref Cherni innanzi la grande moschea di Kef, in Tunisia, il 1° Dicembre, ha attaccato e derubato l’imprenditore turistico Domenico Timpanelli

La Tunisia, storicamente, é stato un Paese aperto al turismo, accogliente ed ospitale. Da sempre, però, le regioni dell’entroterra ad ovest del paese, hanno vissuto uno stato di sottosviluppo e, dopo le rivolte contro il presidente Ben Alì, bellissime zone di montagna ai confini con l’Algeria, sono state infestate da terroristi e criminali comuni. Nel Novembre 2018, una società Canadese, affida al professore gelese Domenico Timpanelli, il compito di fare un reportage fotografico dei luoghi intorno la città di Kef e di studiare il territorio al fine di realizzare un progetto di investimenti che avrebbe portato proprio il nome di « PIAZZA ITALIA ». Un progetto ambizioso per la possibile creazione, sulla piana di « Boulifa », di un COUNTRY RESORT con annessi discoteca, ristorante e pizzeria italiana. Ben possibile se si considera che in Tunisia, 1 euro vale tre volte e mezzo il dinaro tunisino e se si considera che in zone non turistiche come il « Gouvernorat di Kef », il costo della vita é la metà di quello delle città costiere. Siamo lontani da Hammamet, Susa e Djerba, da sempre paradiso del turismo balneare e di resort a 5* L’interesse di EUROSERVICE ITALIA S.U.A.R.L. VOYAGEENITALIE.CA e TOURISCOM S.R.L. era quello di valorizzare un turismo alternativo a quello balneare o del deserto e promuovere così soggiorni benessere e « Tourisme Nature”

La strada panoramica che da Kef porta ad Hammam Mellegue (foto di Domenico Timpanelli)

Un sogno che però s’infrange alle 18,00 di Sabato 1 Dicembre, mentre Domenico Timpanelli, in compagnia del sua amico-guida Hichem Zoghlemi, si trova al volante di una vettura Symbol bianca, parcheggiato innanzi la grande moschea della città. Passa un giovane che conosce Hichem e si ferma un attimo a parlare. Poi con un pretesto aborda l’italiano e gli chiede 5 dinari per le sigarette ma Domenico, non fa neppure in tempo ad allungare il braccio per offrire la monetina, che subito il predetto giovane, apre lo sportello opposto alla guida ed in modo repentino porta via la 24 ore della società Americana, contenente documenti importanti, un computer portatile, il passaporto italiano, una corona cattolica, € 10.500 con annessa documentazione bancaria, soldi della società canadese e 1.800 dinari a disposizione del Timpanelli. Allertata la polizia, comincia una vera e propria caccia all’uomo, ma del ladro che l’accompagnatore Hichem Zoghlemi indica in Achref Cherni, nessuna traccia. Poi, in tarda serata, sarà la stessa polizia, dopo la ratifica della denuncia, ad accompagnare il Timpanelli in Hotel. “Le autorità tunisine sono state molto professionali e competenti sostiene Timpanelli, ….ed hanno fatto di tutto per proteggermi e darmi coraggio come dei veri amici. Mi hanno promesso che in 24 ore avrebbero trovato il ladro e lo hanno fatto; anzi hanno perquisito ben 8 famiglie vicini agli CHERNI pur di scovarlo”

Il parcheggio di fronte la moschea sul quale l’italiano é stato derubato

Domenica 2 Dicembre, in tarda mattinata, Achref Cherni viene stanato presso una casa di campagna riconducibile ad un cugino. Ad OGLA, un piccolo villaggio di montagna sulla strada che porta in Algeria, la polizia lo arresta riuscendo a trovare la valigetta nascosta tra i fichi d’india. Mancano però passaporto, soldi e la corona cattolica e benché la polizia abbia tentato, in tutti i modi di farlo parlare, Achref Cherni, ha sempre negato che dentro la valigetta vi fossero soldi. La prova però é data dallo stesso cugino, il quale ha affermato che Achref gli aveva confidato di avere rubato la valigetta contenente documentazione americana, computer e somme di denaro. Dopo due notti passate nella cella della Questura e messo sotto torchio dalla polizia speciale, il 4 Dicembre, l’imputato, in stato d’arresto, viene condotto in Procura. Vengono sentiti tutti i testi e lo stesso indagato; Timpanelli, in qualità di parte offesa, si costituisce parte civile, tramite il suo legale Mohsen Souilah mentre i legali dell’imputato chiedono la remissione in libertà. Il Pubblico Ministero conferma invece la carcerazione ed il ladro viene quindi trasferito in carcere nella stessa città di Kef in attesa di processo.

La vitima, Domenico Timpanelli

Le udienze si susseguono con ritmo di una ogni settimana. Timpanelli che, nel frattempo, ha ottenuto l’Emergency Travel dal Consolato Italiano a Tunisi, rienta in Italia, segnala la vicenda sia alle autorità italiane che alla società Americana, la quale però rompe i rapporti con Timpanelli. “Durante le udienze, molti criminali si sono recati fino in Tribunale per assistere al processo. Ho dovuto subire minacce anche da fantomatici terroristi ma sono andato fino in fondo assieme al mio avvocato affinché verità e giustizia trionfino malgrado i danni subiti. Sono molto affascinato dalla giustizia tunisina, rapida ed efficiente perché in 5 settimane dai fatti hanno stanato un criminale, lo hanno arrestato ed hanno concluso un processo con una condanna ad un anno di reclusione benché il predetto fosse uno studente universitario incensurato e senza reati in precedenza. « 

« Avevo chiesto ai genitori del ladro di restituire ciò che poi non era neppure mio ed avevo promesso di dare loro in cambio un aiuto ». Ma la miseria é così tanta che il ladro ha preferito rimanere in carcere nell’attesa di uscire per vivere agiatamente qualche anno. Purtroppo lo farà con soldi e sacrifici non suoi e pagando quella somma con la privazione della propria libertà e con un carcere che non é certo quello che in Tunisia si potrebbe definire di lusso, poiché non da standard europeo. « Non immaginavo che recarmi in Tunisia, paese che conosco bene, potesse mai accadermi una storia così intensa ma é anche vero che, malgrado le autorità tunisine lavorano bene e cercano di europeizzare la nazione, vi é molta gente che muore di fame. Disperati che scappano e che affrontano, da clandestini, traversate del Mediterraneo, altri disposti a bruciarsi vivi in segno di protesta per fame e miseria. Lo fece Mohamed Bouazizi , prima della rivoluzione, lo ha fatto pochi giorni fa un altro giovane che recentemente si é immolato, bruciandosi vivo, nella piazza dei martiri di Kasserine. « La Tunisia rimane ancora una destinazione a vocazione turistica, con tanta gente perbene, accogliente e tollerante….. sostiene Timpanelli, ….ma i tempi sono cambiati e bisogna stare molto attenti. Purtroppo povertà e miseria, hanno trasformato tanta gente in lupi affamati particolarmente nelle zone più represse del Paese. Non mi sento di sconsigliare ai turisti dal recarsi in Tunisia ma chi si reca in Paesi dove il divario tre a povertà e ricchezza é enorme, deve comunque sapersi guardare le spalle e prendere tutte le dovute precauzioni

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