GELA, L’IMPUTATO ACCIARO A PROCESSO

INDAGATI PER CORRUZIONE ANCHE I FINANZIERI CHE NEL 2014 ACCUSARONO IL MAESTRO TIMPANELLI DI EVASIONE FISCALE. PER TIMPANELLI, “FU UNA ULTERIORE VENDETTA”. I FINANZIERI ETTORE ORFANELLO, 55 ANNI E MARIO SANFILIPPO, 58 ANNI, INDAGATI DALLA PROCURA DI CALTANISSETTA SUL CASO MONTANTE. IL MARESCIALLO SANFILIPPO, PRIMA DI ANDARE IN PENSIONE, ALLA PROCURA DI GELA, AVEVA ACCUSATO TIMPANELLI DI EVASIONE FISCALE: TUTTO FALSO E TIMPANELLI VENNE SUBITO PROSCIOLTO.

Il complotto di Gela ha varie sfaccettature. Tra i tanti soggetti ambigui, predomina la figura oscura di Biagio Tribulato, amico del mafioso Giuseppe Coniglione e di altri soggetti vicini ai clan dei Nardo di Lentini. Fino ad Aprile 2012, quando si organizzò l’ingiusto arresto del maestro Domenico Timpanelli, Biagio Tribulato era anche amico e socio in affari con il promoter gelese Acciaro Vincenzo. E se Biagio Tribulato è già stato condannato ad anni 3 e mesi 6 di reclusione per avere simulato a carico del Timpanelli le tracce del reato di droga, Lunedì 4 Giugno 2018, comincia il processo contro l’imputato Acciaro Vincenzo.

L’imputato Acciaro Vincenzo

Il promoter ex Allianz, infatti, secondo la Procura di Gela, sarebbe il presunto organizzatore dell’arresto del Timpanelli e mandante di colui che portò la droga a Gela per incastrare Timpanelli. Per Timpanelli, Acciaro doveva essere processato prima e cioè, in qualità di coimputato, durante il processo Tribulato, già concluso in primo grado con la condanna. Timpanelli, infatti, teme che i reati possano prescriversi e quindi Acciaro esimersi dal giudizio, considerato che il 27 ottobre 2019 subentrerà la prescrizione.  Una storia allucinante che culmina con l’ingiusto arresto di un innocente solo perché Domenico Timpanelli reclamava la restituzione dei suoi soldi.

MA COSA ACCADDE VERAMENTE LA NOTTE DEL 27 APRILE, PRIMA DELL’INGIUSTO ARRESTO DEL MAESTRO TIMPANELLI ?

Il capitano della GdF Paolo Salemi, con poca professionalità, organizza un blitz contro Domenico Timpanelli, a seguito di indagini superficiali basate sulle false dichiarazioni di Tribulato Biagio di Lentini e del suo amico Acciaro Vincenzo: i due, accusano ingiustamente Domenico Timpanelli di usura e droga. Il promoter Acciaro ha premura ad eliminare Timpanelli perché il maestro è in possesso di un assegno di € 250.000 a firma di Acciaro e datato 30 Aprile: Acciaro, che ha fatto sparire i soldi che deve al Timpanelli, teme di finire in protesto.

Quella notte, il capitano della GdF si reca quindi a Macchitella, il quartiere dove vive Timpanelli, ma STRANAMENTE invece di appostarsi in modo da controllare l’abitazione del Timpanelli, si appostano, lui ed alcuni suoi colleghi, accanto ai campetti di calcio adiacenti il bar “La Capannina”; da lì è impossibile controllare non solo l’abitazione del Timpanelli ma l’intero palazzo di Via Sabbioncello. Cosa faceva in Via Bronte quella notte l’ufficiale della GdF? A suo dire, aspettava qualcuno che passasse da lì per portare droga a Domenico Timpanelli e quando e sé, fosse passato da lì, il finanziere lo avrebbe fermato.  “Sembra una di quelle barzellette che ingiustamente si appioppano ai Carabinieri” sostiene Timpanelli, “considerato che per recarsi presso la mia abitazione di Via Sabbioncello, vi sono altre 4 strade e varie vie di accesso anche pedonali”. Perché l’ufficiale GdF si appostò in via Bronte, accanto alla statale 115 e non di fronte il palazzo di Via Sabbioncello, dove abita Domenico Timpanelli? In realtà, quella notte, qualcuno che portò la droga a Gela ci fu, non certo per cederla a Timpanelli, bensì per incastrarlo. L’esecutore del complotto fu proprio quello che aveva rapporti confidenziali con il  capitano Salemi e cioè la droga venne portata dal Biagio Tribulato che il finanziere ha indicato come il suo confidente, ovvero quello che aveva accusato Timpanelli ingiustamente e che manteneva rapporti con esponenti mafiosi. Un ufficiale della GdF preso in giro e gestito da un criminale che può ridere di una intera caserma: quella della GdF di Gela. Un criminale che  giorni prima, sedeva, assieme all’imputato Acciaro ed allo stesso finanziere Salemi, presso il bar dell’orologio di Avola, nel quale si decideva la fine di Timpanelli. Un criminale che mentre porta la droga a Gela per incastrare Timpanelli, telefona e si fa telefonare oltre 30 volte da Acciaro Vincenzo ed almeno altre 12 volte dall’ufficiale della GdF Paolo Salemi, anche quando la finanza è impegnata nel blitz. E bruciano, sicuramente quelle strane telefonate tra il finanziere Salemi ed il criminale Biagio Tribulato: alle ore 3,44 – 4,03 – 4,18 – 4,57 – 5,03 – 6,26 – 7,47 – 7,52 – 14,57 – 21,35 del 27 Aprile, giorno del blitz e dell’arresto del povero Timpanelli. Bruciano anche le numerose altre telefonate precedenti. Cosa avevano tanto da dirsi il criminale ed il finanziere? E cosa il criminale e l’imputato Acciaro Vincenzo? La risposta, forse, sta in una delle dichiarazioni di Acciaro che sostiene di essere a conoscenza che Timpanelli, quella notte, doveva essere arrestato.  La Procura infatti ha accertato che quella notte Tribulato era partito da casa sua di Lentini, si era recato in zona Via del Principe a Catania, zona in cui operano gli spacciatori gestiti dal clan Cappello/Carateddi e poi si era recato a Gela, nel quartiere Macchitella, nelle immediate vicinanze della casa dove vive Timpanelli. Lo aveva fatto per fare un favore ad Acciaro? Perché Timpanelli gli era antipatico o perché aveva degli interessi assieme ad Acciaro? Il processo sul presunto mandante Acciaro Vincenzo è solo all’inizio.